Ortega y Gasset, meditacion de Europa, Madrid 1960. p. 35: L’Europa come società è precedente all’esistenza delle nazioni europee... In questo senso, le nazioni dell’Occidente si sono andate formando a poco a poco, quali nuclei più densi di socializzazione, all’interno della più ampia società europea che, come ambito sociale, era preesistente ad esse.
Padre Francesco Ricci descriveva questa mentalità comune come “un modo europeo di essere uomini”.
Questa coscienza che riconosce nell’opera plurisecolare di inculturazione del Cristianesimo ribadita dal pensiero di uno dei fondatori dell’Europa Unita, Schuman: “L’Europa è la realizzazione di una democrazia generalizzata, nel significato cristiano del termine... La democrazia deve la propria esistenza al cristianesimo. Nacque il giorno in cui l’uomo fu chiamato a realizzare nella sua vita temporale la dignità della persona umana, nella libertà dell’individuo, nel rispetto dei diritti di ogni persona e mediante la messa in pratica dell’amore fraterno verso gli altri. Mai prima di Cristo erano state formulate idee simili. La democrazia, quindi, appare legata al cristianesimo, sia dal punto di vista dottrinale che cronologico. Ha preso consistenza con esso, a tappe, attraverso molti balbettii e anche a prezzo di errori e ricadute nella barbarie... Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza della natura di tutti gli uomini, tutti figli di uno stesso Dio, riscattati dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe e professione... In questo lungo e drammatico processo della civiltà cristiana, non sono stati sempre i più credenti a far progredire di più la democrazia. Le nozioni cristiane sono sopravvissute e hanno agito nel subcosciente di persone che avevano smesso di praticare il cristianesimo come religione, ma che continuavano ad ispirarsi a questi grandi principi. Questi ultimi sono diventati - e rimasti - qualcosa di caratteristico della civiltà contemporanea. Ciò spiega il fatto che i razionalisti del secolo XVIII proclamarono e popolarizzarono i diritti dell’uomo e del cittadino che sono di essenza cristiana... Soprattutto, la democrazia è qualcosa che non si improvvisa. L’Europa ha avuto bisogno di oltre mille anni di cristianesimo per forgiarla.” C’è, se vogliamo, una preistoria dell’idea di una Unione Europea delle Nazioni, che va fatta risalire agli inizi del XVIII secolo allorché l’abate di Saint-Pierre, influenzato dal giusnaturalismo, scriveva un Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe. Un progetto che cercava di ridare vita all’idea dell’Europa cristiana in opposizione ai particolarismi nazionali, fondata sul rispetto della legge naturale e come una sintesi tra l’ideale di pace e di uniti della cristianità medievale e lo spirito di tolleranza confessionale. Ma è lo sfacelo della I Guerra Mondiale, l’inutile suicidio dell’Europa civilizzata, come ebbe a dire Benedetto XV a far emergere una duplice presa di coscienza: la profonda crisi di civiltà, con il crollo dei valori intorno ai quali si era stabilizzato il profilo dell’Europa e l’emergere di nuovi Stati extra-Europei come Usa e Giappone. Questa profonda crisi di civiltà si espresse nella facilità con la quale il fascismo e il nazismo, portatori di una cultura nazionalista e xenofoba, arrivarono al potere: non dobbiamo pensare, infatti, all’opera di pochi ma ad un movimento popolare, motivato in Germania dal bisogno di riscatto e in Italia dallo spirito di potenza di coloro che ritenevano l’esito della Guerra un nuovo inizio, una nuova possibilità di risuscitazione del ruolo egemonico dell’Italia nel panorama europeo, con evidenti nostalgie dell’Impero Romano. L’altro elemento da tener presente è che al momento della costituzione del Partito Popolare di Sturzo il mondo era ben differente per quanto riguarda democrazia, partiti, strutture di Governo; il parlamentarismo è poco sviluppato e non v’è ancora il suffragio universale; i partiti sono deboli, per lo più partiti di persone, come pare li abbia chiamati Sturzo, incapaci di mobilitare o di rappresentare grandi masse. I primi a cercare di organizzare le masse sono stati i partiti di ispirazione socialista e, segnatamente il Partito Socialdemocratico tedesco, che nel 1913 contava il milione di aderenti. Nel 1919, al momento in cui Sturzo fonda il Partito Popolare sta per scoppiare una grande crisi delle democrazie: saranno gli anni trenta a vedere questo crollo. La Guerra permetterà alle Democrazie cristiane di rinascere, perché sia per l’eredita cristiana, sia per la struttura della Chiesa, dimostreranno una grande attitudine alla resistenza clandestina. Due sono infatti le forze più potenti nella Resistenza: i partiti comunisti e i partiti democristiani; questi, alla fine della Guerra, costituiranno i grandi movimenti di massa, almeno in Francia e in Italia, perché in Germania ciò varrà solo per la Democrazia cristiana, in quanto Stalin si ferma in quella che sarà la Germania dell’Est. Le Democrazie cristiane, in Italia e in Germania, sono riuscite a far passare lo spirito democratico nei loro elettori. Sono le Democrazie cristiane a lanciare le istituzioni europee e l’Europa continentale è democratico-cristiana. Il processo di avvicinamento tra gli Stati europei, che sfocerà nel Consiglio d’Europa e nella Comunità del Carbone e dell’acciaio, antesignana della CEE, vede come protagonista l’alleanza tra i partiti democristiani di Italia, Francia e Germania, tra Schuman-Adenauer-De Gasperi. Ma tra la nostra epoca e l’epoca degli inizi vediamo profilarsi due fenomeni: la crisi delle Democrazie cristiane e il sorgere della socialdemocrazia che sposta a sinistra istanze che furono già democristiane. Che farebbe Sturzo nell’Europa di oggi? Può sembrare un gioco di ipotesi ma serve a tentare l’attualizzazione di un pensiero. La situazione dell’Europa e molto complessa, almeno fino al 1994, quando in Italia comincia un periodo in cui i governi più stabili e si instaura il principio del bipolarismo. Oggi non esiste più una Democrazia cristiana in Italia e due realtà, perlomeno, si attribuiscono l’eredita: oggi, anche in Italia, come in Germania, ci troviamo in un sistema democratico alla Popper, dove democrazia è la capacità dei cittadini elettori di mandar via il partito al potere e di sostituirlo con un altro. Questo spinge il partito o i partiti al potere di rispettare le promesse elettorali, di far qualcosa se non vogliono essere rovesciati. E Popper dimostra che ciò è possibile solo nei regimi bipolari. Ma questa crisi delle democrazie ha certamente, delle ripercussioni nella realizzazione dell’Unità Europea che sembra muoversi entro un modello nel quale gli interessi dei singoli Stati, soprattutto dei più forti, condizionano la ricerca del bene comune. Non si può concepire l’unith solo a partire dalla moneta unica, occorre un’etica della solidarietà, del bene comune. Oggi, forse, Sturzo riproporrebbe la necessità di un’etica della politica, un’etica della giustizia, perché un’unità fondata solo sul mercato può generare nuove ingiustizie cioè meno democrazia reale. |