11/01/2004 - UN IMPERATIVO: CONSERVARE L’AMBIENTE (MARINO) QUALE DONO DELLA CREAZIONE
Autore: Giosuè ed Angelo Iacolino  -  Sede: catania

Come è noto le più grandi religioni monoteistiche (islamica, ebraica e cristiana) fanno un chiaro riferimento all’unico Dio, creatore dell’universo.
La creazione è considerata come un “dono” di Dio, un Dio che nella sua onnipotenza, opera nell’universo.
L’ uomo, nella sua storia sulla terra, si è confrontatto con la natura sotto vari aspetti come forza sacra da rispettare o come potenza minacciosa da esorcizzare, come padrona da propiziare o come qualcosa da manipolare (civiltà tecnologica).
Per molti secoli l’ uomo è stato dipendente o impotente difronte alla natura, barcamenandosi tra u comportamento difensivo ed uno fatalista.
L’ attuale epoca ha modificato l’ antico senso dell’ impotenza in una specie di onnipotenza manipolatrice che degenera in una sorta di prepotenza che è alla base dell’ attuale crisi ecologica.
Il primato dell’uomo sulla natura non significa potere di usare e di abusare. Più che proprietario egli è amministratore e deve rendere conto delle proprie azioni.
Il saccheggio indiscriminato rischia di esaurire molte risorse della terra che non sono rinnovabili. Al contempo l’inquinamento ambientale si accumula con rapidità e minaccia di provocare sconvolgimenti a catena.

LA CHIESA CATTOLICA

Nella chiesa cattolica esistono numerose testimonianze per quello che è stato definito il problema della “Salvaguardia del creato”. Al riguardo mirabile, per acutezza scientifica e precisione nella ricerca, è lo studio sul rapporto tra Chiesa cattolica ed ecologia nello scritto di Antonio SIMULA dal titolo “In pace con il Cristo”.
La natura è un dono fatto da Dio all’uomo che può utilizzarla a suo piacimento: tale principio, enunciato freddamente, può far cadere la dottrina cattolica nell’accusa di antropocentrismo, di arbitrio dell’uomo sulla natura.
Il fondamento dell’antropocentrismo è stato visto nella Gn 1, 26-28 nella quale si afferma che “Dio disse: “facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare…”
Una forte corrente di pensiero intravede in questo passo la responsabilità grave della Chiesa (in particolare quella occidentale) nell’attuale disastro ecologico.
Ma occorre leggere anche il secondo racconto della creazione (Gn. 2,15) dove si afferma che l’uomo (l’umanità) fu posto nel giardino dell’Eden “perché lo coltivasse e lo custodisse”. L’uomo è visto così come un intelligente amministratore, direi concessionario, del bene natura di cui unico proprietario è Dio: in Lv 25,23 è affermato che “Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e pellegrini”.
Occorre stabilire un limite all’uso arbitrario della natura.
I limiti da porre dovranno essere stabiliti per legge per evitare che gli uomini seguano un loro egoistico interesse. Ma i vincoli stabiliti dalle normative sono, in molti casi, frutto di scelte arbitrarie.
Così sarebbe opportuno basare tutto sul principio della attenzione degli uni agli altri. Lo stesso cristianesimo si fonda su due regole generali: ama il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima ed ama il prossimo tuo come te stesso.
Solo agli inizi degli anni ’70 la problematica ambientale è diventata per la Chiesa cattolica oggetto di particolare attenzione. E’ certo un fenomeno di proporzioni universali che Papa G.P.2°, nel suo messaggio del 01/01/1990, dedicato al fenomeno ecologia, lo ha definito un “problema morale primario”.
Infatti l’uso delle risorse naturali non può essere separato dal rispetto delle esigenze morali: il potere assegnato all’uomo da Dio non è assoluto.
Sembrano echeggiare le parole del profeta Geremia (Gr.2,7) quando dice “Io vi ho condotti in una terra-giardino che vi offrirà i suoi prodotti e le sue delizie. Ma voi una volta presone possesso, l’avete profanata e il mio dono l’avete reso un’abominio”
L’uomo è soggetto ad una legge naturale: per la chiesa è necessario risolvere prima la crisi dell’uomo e poi quella ambientale.
Tutto si basa sul principio che l’universo ha un suo ordine voluto da Dio e l’umanità deve farne un uso equilibrato.

La limitazione posta dal Creatore all’uomo è espressa nella proibizione di mangiare i frutti dell’albero (Gn. 2, 16-17) che sta a significare che siamo soggetti a leggi non solo biologiche ma anche morali.
La Chiesa cattolica, che si interessa esclusivamente dell’uomo e della sua salvezza eterna, ha a cuore il problema dell’ambiente, oggi degradato, in cui presti opera.
Il catechismo della Chiesa cattolica” considera rientrante nel settimo comandamento (non rubare), la regola del rispetto della natura:”La signoria… accordata dal Creatore all’uomo non è assoluta;…esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione”.
Anche Paolo VI spinse la chiesa verso l’attenzione al problema ecologico tanto che, nel discorso diretto al Consiglio del WWF del 22/06/1968, ricorda che l’uomo, essendo al primo posto nella creazione ha il compito con il suo lavoro di perfezionarla e trasformarla senza distruggerla. Lo stesso Paolo VI, pochi anni dopo, invia un messaggio per la prima conferenza internazionale sull’ambiente organizzata a Stoccolma dal 4 al 18 giugno 1972 dalle Nazioni Unite: il pontefice ribadisce che l’ambiente è un bene di tutti e, in quanto tale, non può essere messo in pericolo a vantaggio di pochi facendo del male agli uomini che verranno; l’elogio dell’ecologia, per il Papa, non deve portare alla posizione dell’uomo quale servo del mondo naturale ma deve servire per una educazione tesa al rispetto dell’ambiente.
Una pietra miliare nel pensiero ecologico della Chiesa è dato dal messaggio di G.P. II per la XXIII giornata mondiale della pace del 1990: il degrado dell’ambiente è visto come uno degli aspetti più gravi della “profonda crisi morale che travaglia il tempo presente”: il pericolo di danni alla terra ed al mare richiede un mutamento concreto nello stile di vita proprio dell’attuale società civile.
L’umanità, dice il Pontefice, si rende conto che, davanti al diffuso degrado ambientale, non si possono usare i beni della terra come in passato: la terra è una eredità comune i cui frutti devono essere utilizzati a beneficio di tutti. In sostanza, il rispetto per la vita e per la dignità umana include anche il rispetto e la cura del creato.
Le conferenze di Stoccolma del 1972, di Rio da Janeiro del 1982 e di Johannesburg del 2002, volute dalle Nazioni Unite, sono state considerate tre momenti essenziali nella riflessione dell’uomo sul problema ambiente: anche per la Chiesa cattolica sono state delle ottime occasioni per manifestare al mondo la propria visione ecologista.
La conferenza di Stoccolma, in particolare, è stata dedicata allo studio dell’uomo, dell’ambiente e dello sviluppo: la Chiesa consiglia una solidarietà internazionale affermando che le singole nazioni non sono in grado di poter risolvere i problemi ecologici:”l’interdipendenza deve trasformarsi in responsabilità comune; il destino comune in solidarietà”.
La conferenza di Rio de Janeiro si è occupata del rapporto tra ambiente e sviluppo e del conseguente impatto che quest’ultimo provoca sull’ambiente.
La chiesa ribadisce che occorre un esame di coscienza da parte dei pochi paesi ricchi che approfittano della natura a discapito dei tanti paesi poveri; si riafferma anche che “l’aggressione all’ambiente non può essere limitata o controllata, ma deve essere prevenuta”: in poche parole, occorre modificare radicalmente il nostro stile di vita.
La conferenza di Johannesburg, che doveva servire a passare dalla fase teorica di Rio a quella concreta dell’azione, ha visto definiti alcuni obiettivi minimi sempre sostenuti dalla chiesa cattolica: tra i vari accordi è da segnalare che entro il 2004 bisognerà avviare il monitoraggio dell’ambiente marino.
Tutte le conferenze esaminate pongono in risalto il bisogno di ricercare una nuova giustizia che possa regolare i rapporti tra paesi poveri e paesi industrializzati (ritenuti ricchi).
Dio non ha consegnato all’uomo una materia informe, ma un mondo già buono e bello: ben 7 volte lo ripete un ritornello nel primo racconto della creazione (Genesi 1,1-2,4a)
Nel libro della Genesi viene affidata all’uomo una grande responsabilità: egli deve “umanizzare”la creazione, non saccheggiarla come una conquista di guerra; è in sostanza, chiamato a fare “cose buone”, con le cose buone che Dio gli ha donato. Così mai come oggi ci accorgiamo che la salvezza della natura e dell’uomo sono legate a filo doppio, l’una all’altra.
Quindi la natura umana ha un fondamento religioso: l’uomo, intelligente componente della natura, deve “mantenere” le “consegne “ di Dio.
Se questo è il presupposto religioso, è conseguenziale intuire che le offese alla natura non siano altro che il disprezzo verso un dono di Dio.
Il sacro che è nella natura deve essere recuperato attraverso una giustizia intesa non solo in senso morale e religioso, ma anche politico-sociale con riferimento alla vita sulla terra.
Le attuali minacce alla terra sono tali da dover fare riferimento ad un’idea che colleghi le scelte ecologiche a quelle economiche nell’ambito anche delle origini religiose delle Nazioni.
Il Vangelo tratta anche dell’ingegno concreto ed intelligente dell’uomo che nella molteplicità dei rapporti tra sé e l’ambiente mette a frutto i talenti ricevuti. Ma l’impegno dell’uomo può andare in crisi per pigrizia e, per paura del rischio, si resta inoperosi: è la parabola dei talenti con cui Gesù ha voluto dirci che non dobbiamo rimanere inoperosi ma far fruttiferare i doni ricevuti da Dio (Mt. 25, 14-30). Il disinteresse per il mondo naturale che ci circonda e si “usa” senza regole, può mettere in crisi lo stesso rapporto con Dio.
Nei comandamenti trasmessi da Dio a Mosè sul monte Sinai non vi è alcun cenno diretto alla protezione dell’ambiente. Ma, comunque, il linguaggio dei Profeti del vecchio testamento,come Isaia, è pieno di lodi a Dio per le superbe bellezze della terra e per le creature ricevute in dono.

RELIGIOSI ED ASSOCIAZIONI

Sparute sono le organizzazioni con ideologia cattolica che hanno programmi e idee ambientalistiche: tali associazioni si prefiggono, nella maggior parte dei casi, attività di spiritualità e di preghiera.
Lo stesso Gesù, durante la propria vita in terra, ci comunica un modus vivendi da utilizzare per vivere la natura: egli dà valore ai suoi insegnamenti ricorrendo a quadri comuni come la semina, i fiori dei campi, le acque limpide ed il sole.
Tale comunicazione è stata ripresa e rilanciata nel tempo da vari religiosi.
San Pier Damiani, difensore degli spazi verdi da lasciare incontaminati, afferma che il mondo creato è un libro immenso che suscita i pensieri di Dio.
Francesco D’Assisi, certo non un esperto di ecologia, visse la propria vita nel segno di uno spirito ecologico altissimo: egli era capace di intravedere il legame tra gli esseri viventi e la natura, tutti emanazione del Padre divino.
Giovanni Paolo II, nel 1979 lo elevò “celeste patrono dell’ecologia” ricordando al mondo che il santo d’Assisi guardava il creato con gli occhi di chi sa riconoscere in esso “l’opera meravigliosa della mano di Dio”. Il 3 ottobre, che ricorda il giorno dell’anno 1226 nel quale il santo morì, è stato proclamato “giornata nazionale della natura”.
Altro santo contemplativo del mondo naturale è san Bonaventura che si stupisce del disinteresse dell’umanità di fronte alle meraviglie della creazione le quali, egli afferma, “un giorno insorgeranno tutte insieme contro l’uomo insensato”;
Alla fine del 1800 Leone XIII, padre della “Rerum Novarum”, (la dottrina sociale della chiesa) si professava amante della natura esprimendosi con scritti sull’igiene alimentare.
Anche il novecento ha un religioso sensibile al problema della salvaguardia dell’ambiente: Luigi Sturzo, Egli collega in modo indissolubile l’ambiente naturale con quello umano. De Rosa, studioso dell’ambientalismo del sacerdote politico siciliano, evidenzia la preoccupazione che questi ha per il sistema agrario ed idrogeologico nonché per la salvaguardia dei boschi e delle acque.
Tra le associazioni che educano al rispetto degli uomini e della natura è da segnalare la Caritas: per ridurre il pericolo di inquinamento del mare e della terra nonché per diminuire il consumo delle risorse esauribili, propone un’azione concreta rivolta all’ambiente in cui si vive piuttosto che arzigogolare in aspirazioni teoriche ed astratte.
Altra associazione da sempre conosciuta per il carattere cattolico-ecologista è l’AGESCI. La legge scout ha poche ma chiare regole: il ragazzo deve essere amico degli animali e deve amare e rispettare la natura. Per la regola scout, vivere a diretto contatto con la natura consente agli uomini di sentirsi partecipi di un sistema in cui tutti hanno un ruolo ed una importanza.
Occorrerebbe prendere esempio dai principi che ispirano lo scoutismo che basa il rispetto dell’ambiente sulla educazione al comportamento, alla conoscenza, alla responsabilità sino alla partecipazione attiva per il cambiamento.

CONCLUSIONI

Oggi non esiste un decalogo sull’Ambiente inteso come proiezione religiosa ma, comunque, possiamo estrapolarlo da principi comuni alle Religioni esistenti.
Tutti, infatti, siamo a conoscenza che nella Terra, pur nella limitatezza delle sue dimensioni e l’esiguità delle sue risorse (non tutte rinnovabili), è presente l’insieme delle specie viventi, compreso l’uomo.
La biosfera è solo un poco profondo tratto di suolo, di acqua e di aria che circonda il pianeta terra: tali elementi sono tra loro interdipendenti.
Se l’uomo trasforma in modo radicale il suo habitat dovrà cercare nuove biosfere nella galassia infinita: ma le conoscenze scientifiche non fanno pensare a nulla di immediato nel campo delle scoperte planetarie.
Se questa è la situazione, oggi sembra prioritario un principio morale: non bisogna intaccare la “sostenibilità della vita sulla terra”.
Occorre pertanto creare un “Garante mondiale” che possa mantenere, con adeguati strumenti giuridici, il diritto alla vita delle generazioni future.
L’utilizzo delle più alte tecnologie, secondo certe regole, deve essere un obbligo morale e giuridico: chi non si occupa della qualità dell’habitat naturale comune a tutti, è moralmente un egoista.
E’ necessario aprire un dibattito sulla questione culturale e politica nell’ambito delle variegate società umane.
Le Nazioni, dovranno “costruirsi” un livello di collaborazione, trovando soluzioni scientifiche, tecniche ed economiche che affrontino con serietà la questione dei modelli di gestione sopranazionali.
E’ così già matura la proposta di costituire una Agenzia internazionale per l’Ambiente e una Corte Internazionale che, possedendo un vero potere di giurisdizione, possa occuparsi dei casi di responsabilità internazionale: una giurisdizione a favore dei privati che, essendo gli unici veri interessati alla vita, devono poter agire anche contro gli Stati qualora questi ultimi siano inadempienti alle regole internazionali.
La cultura ambientale, intesa come “visione del mondo”,è in effetti lontana dal significato di “vita” riferita al nostro Pianeta: l’uomo considera ancora il pericolo diretto e, quindi, non lo intuisce come un qualcosa che possa colpire tutti i suoi simili.
Diventa così essenziale il bisogno di sviluppare al meglio le proprie condizioni di vita, pensando sempre che le risorse sono limitate.
La stessa cultura definisce il clima come un sistema composto da atmosfera, idrosfera, biosfera e geosfera,ravvisando la necessità ed urgenza per le presenti e future generazioni di misure precauzionali specifiche (convenzione sul clima di Rio del 1992 e di Johannesburg del 2002).
In conclusione lo sviluppo del processo culturale del concetto ambiente dovrebbe considerare i seguenti aspetti:
1. la terra è patrimonio comune dell’umanità e, in quanto tale, merita una protezione internazionale non più regionalistica;
2. superare l’ambiguità della Dichiarazione di Rio del 1992 sul cosiddetto “sviluppo sostenibile” affermando il principio della sostenibilità della vita sulla terra.
Lo sviluppo sostenibile è, al riguardo, una espressione equivoca secondo il magistrato di Cassazione dott. Amedeo POSTIGLIONE in quanto:
1. si conosce uno sviluppo fino ad oggi non sostenibile, tanto che esiste la preoccupazione che problemi di tutti (come il clima) rischiano di sfuggire ad ogni controllo;
2. l’attuale sviluppo non è ancora sostenibile;
3. non esistono regole economico-ecologiche precise nell’ambito dell’ordinamento giuridico internazionale;
4. il concetto di “sostenibilità” proprio dell’ambiente non può riferirsi ad un termine economico come lo “sviluppo”;
5. il termine “sviluppo sostenibile” induce a relegare in un angolo oscuro “l’ambiente”.
Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, nel discorso di fine anno del 2002 alla Curia Vaticana, ha ritenuto doveroso trattare dell’ambiente.
Egli lamenta la devastazione che l’incuria umana è capace di arrecare all’ambiente, infliggendo ogni giorno alla natura ferite che ricadono sull’uomo stesso.
Al riguardo il Pontefice ha firmato, con S.S. il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, una dichiarazione nella quale è stato chiaramente detto al mondo che è necessario, per tutti e per il futuro dell’umanità, una nuova coscienza ecologica quale espressione di responsabilità verso se stessi, verso gli altri e verso il creato.
Il cristiano è chiamato a testimoniare con impegno ecologico la speranza che il mondo creato entrerà “nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,21).
Per tutto ciò l’uso deve essere rispettoso e deve tener conto sia della originalità di ogni creatura sia del suo inserimento in un ordinato sistema.
Tutti sono responsabili dell’ambiente: l’aumento della quantità dei consumi non comporta automaticamente una migliore qualità della vita. Conseguentemente bisogna ripensare il nostro modello di sviluppo.
L’ambiente è “limite” comune per tutti i popoli, ma anche una grande “opportunità” di unione e fratellanza nonché di moderne figure di lavoro: pertanto la natura non è materiale inerte nelle mani dell’uomo.
E’ in conclusione, compito della scuola e delle istituzioni, quale gli uomini e donne della Guardia Costiera, educare alla conservazione della natura spiegando ai giovani come il loro futuro dipende dall’uso razionale delle risorse presenti in natura, quali la terra ed il mare.
Tale educazione sarà sempre più consapevole in tutti i giovani se l’argomento ambiente verrà inserito nei programmi di studio delle scuole di ogni ordine e grado applicando così gli insegnamenti di Francesco d’Assisi e cioè che la natura deve esserci amica e compagna nonché maestra.

Giosuè Iacolino ed Angelo Iacolino





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