04/02/2004 - Sturzo: per quella foto non collaboro più
Autore: Giuseppe di Fazio  -  Sede: catania

“Credo sia venuto il momento di cambiare giornale”. Il giorno di Ognissanti del 1949 don Luigi Sturzo interruppe la sua collaborazione con il quotidiano “La Sicilia” diretto da Antonio Prestinenza. Il motivo del “divorzio” tra il fondatore del Ppi ed il nostro giornale è presto detto. Ce lo spiega lo stesso sacerdote calatino in una missiva da poco rinvenuta nell’Archivio Sturzo di Roma. «Mi sono arrivate - scrive - lettere di rilievo (forse alti ecclesiastici siciliani?, ndr) che do i miei articoli a un giornale che spesso pubblica vignette procaci». Sturzo non aveva tenuto in conto quegli ammonimenti, finche non gli capito tra le mani una copia de ”La Sicilia” con una foto in prima pagina di una bella fanciulla in bikini. «Normalmente - scrive al suo corrispondente catanese, l’avvocato Gesualdo La Rosa - non ho tempo a leggere e anche sfogliare i giornali che mi arrivano. Ma un’ultima fotografia segnalatami, mi ha disgustato. Spero che il Giornale dell’Isola (altro quotidiano etneo a cui decide di destinare da allora in avanti i suoi articoli, ndr) sia piu riguardoso dei propri lettori». La foto che fece infuriare Sturzo fu pubblicata da ”La Sicilia” il 19 settembre 1949 in prima pagina con grande evidenza: ritrae la tuffatrice americana Lucy Lewin all’uscita dalla piscina, mentre mette in bella mostra i doni che madre natura le ha donato. In realtà quella scelta editoriale non ’ era stata un episodio isolato. Anzi, si inseriva in un progetto che da più di un anno il giornale andava accarezzando. Secondo quanto racconta Piero Corigliano (dal 1948 redattore politico del nostro giornale, poi redattore capo e, quindi, dal 1967 al 1987, condirettore) nell’estate del 1948 1’editore Domenico Sanfilippo chie- se alla redazione una svolta in senso ”popolare”. Corigliano, 85 anni portati con grande signorilità e vivacità d’ingegno, ricorda bene quel momento: «Sanfilippo mi disse: Ho saputo che il giornale e apprezzato dai borghesi. Io vorrei che andasse in mano anche a operai, commesse, sartine, studenti». Fu cosi che, nello stesso anno, Piero Corigliano fu incaricato di organizzare per conto del giornale a Taormina un concorso di miss. «Arrivo Lucia Bose, gia incoronata Miss Italia - racconta - e fu la stella della manifestazione. L’anno successivo passammo a organizzare il concorso di miss Sicilia con grande successo, anche editoriale: avevamo sfondato nelle fasce popolari, come ci confermo il nostro amministratore Di Mattia». L’evento mondano dell’estate siciliana trovava nel nostro giornale ampia documentazione fotografica. E quando calava il sipario sul concorso, si ricorreva a foto d’agenzia di miss e ballerine di mezzo mondo per dare, almeno una volta la settimana, un tocco distensivo nel pano- rama non sempre lieto della cronaca locale o della politica nazionale e internazionale. Ma torniamo a Sturzo. Don Luigi aveva cominciato la sua collaboraiione con ”La Sicilia” domenica 24 aprile del 1949, proprio nel giorno in cui 1’editore Sanfilippo festeggiava il primo numero stampato nello stabilimento tipografico preso in affitto dal «Piccolo» di Trieste in via Etnea 10. E’ in questa data che Gesualdo La Rosa, avvocato calatino ed esponente della Dc etnea, ottiene dal direttore Prestinenza che venga pubblicato in prima pagina un articolo (sarà il primo di una lunga serie) del fondatore del Ppi, ormai da tre anni rientrato dall’esilio statunitense e ”segregato” in due stanzette della casa generalizia delle Canossiane a Roma. Per i suoi pezzi Sturzo pose alcune condizioni: che si rispetti il titolo da lui scelto, che vengano pubblicati nel giorno prestabilito e che vengano stampati in prima pagina. Chiede, infine, che il compenso vada per metà alla Città dei Ragazzi di caltagirone e per l’altra metà al Villaggio del fanciullo Zia Lisa di Catania. Don Sturzo non gradiva che i suoi pezzi andassero a finire nelle pagine interne: questa eventualità era per lui il segno evidente di un disinteresse del giornale verso i contenuti dei suoi «fondi». Il 12 ottobre del 1949, inviando un articolo sul tema ”La terza forza e il laicismo”, egli chiede esplicitamente la pubblicazione in prima pagina e fa garbatamente notare che i due articoli precedenti sono apparsi a pagina tre. «Per il primo (”Il mio liberalismo”) – scrive - data la lunghezza il fatto era giustificabile. Non cosi per il secondo (1’articolo portava il titolo ”Facoltà di Scienze politiche”, ndr)». Frattanto, pero, ”La Sicilia” affrontava la sua svolta ”popolare”, artefice il direttore Antonio Prestinenza. «Rispetto ad Alfio Russo, grande giornalista, ma aristocratico, Prestinenza - racconta ancora Piero Corigliano - era più vicino agli umori del popolo, forse perché s’era formato come cronista». E cosi nei mesi estivi di quei primi anni della ricostruzione, specialmente nell’edizione del lunedì, il nostro quotidiano si sbizzarriva a pubblicare foto e cronache su concorsi di miss di ogni genere. Il 21 agosto 1949 i lettori potevano leggere un’intera pagina sul Concorso di miss Catania. Il 27 agosto dello stesso anno il titolo di pagina tre recita: ”ll mare di Taormina attende oggi 1’arrivo di un pullman carico delle più belle siciliane” con una carrellata di foto delle candidate. Il 29 agosto e il giorno della pubblicazione delle foto dell’elezioni della Miss Sicilia. Con 1’inizio di settembre, terminato il concorso, il giornale si avventura nella scelta di foto piccanti in prima pagina. Ce n’era abbastanza per indurre un ecclesiastico – per quanto liberale avvezzo alle collaborazioni con giornali di mezzo mondo - a cambiare destinatario dei propri pezzi. Una scelta che venne mantenuta per quasi due anni. In questo periodo i notabili dc avevano tentato un’operazione ardita: acquisire il ”Corriere di Sicilia”, che si stampava anch’esso a Catania e che era di tendenze socialdemocratiche, per farne un foglio filo-dc. Non a caso il primo numero del 1951 comparve in edicola con un fondo di Luigi Sturzo dal titolo «Auguri a Catania». In questo clima di concorrenza aperta fra quotidiani nella realtà catanese, il 28 giugno 1951, il direttore Antonio Prestinenza, su suggerimento di Enrico Sagone (un notabile dc del Catanese vicino a Scelba), scrisse a don Sturzo chiedendogIi di riprendere la collaborazione e impegnandosi «a eliminare ogni ’inconve- niente sfavorevole». Sturzo accetto 1’invito, mettendo come condizione che i suoi articoli venissero pubblicati nelle ”date segnate” e ”nel caso che su qualche punto vi (fossero) opinioni redazionali in contrasto” il giornale facesse ”in nota riserva generica ma non polemica, lasciando il carico ad articoli portanti una firma”. Per i suoi pezzi Sturzo non chiedeva compensi per se: ”solo desidero - scriveva – che la normale retribuzione di collaborazione sia divisa fra Città dei Ragazzi di Caltagirone e la Casa della Carità di Suor Anna Cantalupo, in via San Pietro 49 a Catania”. Dall’autunno del 1951 fino al 1959- anno della sua morte – Sturzo continuo a pubblicare articoli sul nostro quotidiano mettendo soprattutto a tema la modernizzazione dell’agricoltura, l’industrializzazione e la piena e corretta attuazione dell’Autonomia regionale.





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