Sabato, 7 febbraio 2004 – Museo Diocesano – CATANIA
Alcune domande preliminari sull’argomento: La politica e la famiglia, oppure La politica della famiglia? Ma quale politica e quale famiglia entrano in rapporto?
E ancora, nella soluzione dei gravi problemi della famiglia non è coinvolto, oltre allo Stato, in tutte le sue articolazioni ( regioni, province, comuni), anche la Chiesa, in tutte le sue articolazioni, come popolo di Dio ( Papa, Curia romana, dicesi, parrocchie, gruppi ecclesiali)? Per questo ci richiamiamo al pensiero e all’opera dei fratelli Sturzo!
L’incontro è organizzato dal benemerito CISS ( Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo) che si rifà alla grande eredità culturale e politica lasciata da Luigi Sturzo, e noi aggiungiamo che essa va considerata in rapporto all’opera del fratello Mario, vescovo di Piazza Armerina, per la interdipendenza e complementarità tra i due fratelli, come abbiamo documentato altrove.
Ma che cosa possiamo chiedere oggi ai Fratelli Sturzo, che, per quanto geniali, non potevano certo prevedere le caratteristiche, i problemi, le crisi, i paradossi della famiglia odierna?
Possiamo chiedere al loro pensiero e alla loro opera, dal punto di vista della metodologia e ai fini dell’indagine sul nostro tema, il paradigma interpretativo per una adeguata lettura che ci consenta di riconsiderare problematiche che riguardano la famiglia, oggi. Quindi, non un uso tradizionalista, discendente, bensì in modo ascendente, come una traccia che ci permette di risalire alle domande di fondo, alla luce delle quali, la nostra epoca è chiamata a dare risposte adeguate, del tutto nuove ed originali.
In una lettura attuale del tempo presente notiamo una grave cesura, un distacco fra cultura e politica: quest’ultima sempre più motivata da tattiche elettoralistiche e da progetti consociativi, piuttosto che dai grandi ideali del bene comune e dalla priorità delle persone. In secondo luogo, le analisi sociologiche più recenti descrivono il prevalere di una “ terza cultura”, causa della grave crisi della famiglia, tradizionalmente intesa come luogo di umanizzazione delle persone .
Per queste ragioni riteniamo di poterci rifare ad alcuni principi necessari per interpretare il fenomeno “famiglia e politica”, attingendo alla poderosa eredità della cultura sturziana, e cioè dei fratelli Sturzo.
In modo specifico, possiamo tenere presenti i seguenti aspetti del quadro interpretati-
vo: l’antropologia dualistica sturziana; la sua sociologia storicistica e il popolarismo, da cui scaturisce la concezione Diarchica del potere attraverso un rapporto dialettico fra Chiesa e Stato, e cioè fra aspetto spirituale, escatologico dell’uomo, e quello storico, sociale. Questo per quanto riguarda Luigi Sturzo.
Per quanto riguarda invece il fratello Mario Sturzo, vescovo di Piazza Armerina, ricordiamo il suo pensiero Filosofico, il Neosintetismo, il rapporto tra Filosofia e Pedagogia, l’importanza della educazione religiosa e biblica, per una rinnovata pastorale della famiglia, su cui egli orientò la sua azione di “vescovo sociale”.
La concezione Diarchica del potere, nel pensiero di Luigi Sturzo, riguarda il rapporto dialettico integrativo fra Chiesa e Stato, e deriva dal principio gelasiano dei due poteri; o potrebbe assimilarsi a ciò che si scrive nella “ Lettera a Diogneto”, che considera il cristiano come cittadino di due mondi.
Più vicino a noi , e a Sturzo, potremmo citare il principio rosminiano dell’antiperfettismo politico ed economico, contro ogni assolutezza dello Stato .
L’Antropologia sturziana è dualistica, perché guarda all’uomo integrale, composto di anima e corpo, e quindi socialmente come cristiano e come cittadino, due aspetti distinti ma non separati, che devono anzi integrarsi dialetticamente.
Il vescovo Mario Sturzo elaborò un suo pensiero filosofico che chiamò Neosintetismo e che è ancora sorprendentemente attuale come antidoto di fronte al prevalere delle forme analiticistiche di tante correnti del pensiero contemporaneo. Indicheremo i tre aspetti essenziali della sua ontologia filosofica: l’ Autotrascendenza della persona umana – La legge della rapportualità come vita del pensiero – La storicità, secondo cui l’uomo è un essere essenzialmente storico; egli si è costruito storicamente e storicamente va compreso. Alla luce di questi principi, egli costruisce una Pedagogia religiosa, e in modo particolare una Pedagogia della famiglia.
Basta leggere e meditare: 1) sull’apostolato della maternità, Maternità-Apostolato (1936), tratto da volume, Per la vita interiore ( raccolta delle sue importanti pastorali), Marietti, Torino 1940, pp.21-47. 2) La vocazione al cielo e La famiglia cristiana, che fanno parte della V Pastorale del vol. Alla scuola di Gesù, Tipografia Editrice Piemontese, Torino 1941, ( pp. 234-249) e (pp. 283-317). In queste pastorali si sottolinea, per un corretto sviluppo del fanciullo nell’età evolutiva, e soprattutto di quello affettivo, l’importanza del rapporto genitori-figlio, e specialmente nei primi anni di quello tra madre-figlio: in questi scritti si nota una stupenda consonanza con la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II !
Si trovano importanti spunti per il nostro argomento anche nei periodici fondati e diretti da Mario Sturzo: Rivista di autoformazione filosofica e letteraria ( 1927- 1930), a cui collaborava anche Luigi Sturzo ( che a sua volta, in anni precedenti aveva fondato, La Croce di Costantino, a cui collaborava anche il fratello vescovo. Facciamo notare quanto stretta era la loro collaborazione e reciprocità!); e L’Angelo della famiglia, periodico diocesano di Piazza Armerina, 1938- 1941-
Ma quel che ci preme ancora sottolineare è la Sociologia di Luigi Sturzo, poco citata, se non del tutto ignorata, eppur così originale e importante!
Egli ha trattato tale disciplina in alcune opere fondamentali: Sintesi sociali( 1906). L’organizzazione di classe e le Unioni professionali (1900-1906),Bologna 1961. – La società, sua natura e leggi. Sociologia storicista (1935), Bologna 1960 ( già apparsa in francese nel 1935: Essai de sociologie). La vera vita. Sociologia del soprannaturale ( 1943), Bologna 1960 (L’edizione originaria era apparsa in lingua inglese: The True Life. Sociology of the Supernatural, 1943) - Del metodo sociologico (1950). Studi e polemiche di sociologia (1933- 1958), Bologna 1970.
Secondo Sturzo, l’uomo ha tre fondamentali esigenze: l’affettività e la perpetuità della specie; il bisogno di ordine e difesa, la finalità etica e religiosa. In corrispondenza con tali esigenze sono tre le forme sociali in cui si articolano i rapporti fra i gruppi sociali: Forme fondamentali, quella Familiare; quella Politica e quella Religiosa – Forme secondarie: Economiche – Internazionali – Culturali.
Come si vede, la prima forma fondamentale di ogni aggregazione sociale è quella familiare!
C’è un capitolo ne La società: sua natura e leggi. Sociologia storicista, che riguarda la famiglia e che andrebbe letto e meditato per intero. In esso Sturzo scrive: « Presso tutti i popoli, in ogni epoca, in ogni civilizzazione, la famiglia è stata circondata di riti ed ha avuto un suo riconoscimento collettivo. Si sono così formate tre specie di garanzie. Una interna, che dà il senso dell’appartenenza reciproca, espressa con la trepidazione e la riservatezza di un rito ( rispondente all’istinto del pudore). Dall’appartenenza stessa nasce il senso di affettuosa subordinazione dell’uno all’altro, per la tendenza unificatrice che vi è in ogni società.
Una seconda garanzia è esterna, legale o politica: il riconoscimento da parte della collettività che quello già formato con i riti tradizionali è un nucleo familiare individuato, inviolabile da altri; che i figli che verranno vi apparterranno, e che quella famiglia, pur nella sua interiore autonomia, fa parte di un più largo gruppo umano ( la famiglia patriarcale, la tribù, il clan, la città) . Con questa seconda garanzia è riconosciuto e sanzionato il carattere legale, secondo il tipo di società politica esistente.
La terza garanzia spesso non è distinta, nel rito e nello spirito, dalla prima e dalla seconda, e fa tutt’uno con le altre due, e dà alla famiglia una consacrazione che è insieme una cementazione dell’unità interiore sessuale-parentale, un riconoscimento del suo carattere di inviolabilità e una dedicazione religiosa alla divinità, che ne rende più saldo e rispettato il vincolo… Quel che supera il dato storico e arriva al fondo della natura dell’istituto familiare è la esigenza costante di queste garanzie che comunque concretizzate non mancano mai nella loro essenzialità. Se oggi, da coloro che non professano una religione positiva e vogliono evadere dai riti tradizionali, si fa a meno della consacrazione religiosa, ciò non depone nulla contro la esigenza di tale garanzia. Nel fatto è sostituita da particolari forme di pseudo misticismo ( naturistico o etico-sociale) spesso soggettivo… Nella concezione della famiglia, in qualsiasi stadio dell’umanità, noi troviamo, esplicito o implicito, un senso fondamentale di purificazione di quel che è animalità, e un movimento, sia pure incerto e lento, verso la spiritualizzazione… La sintesi dei due istinti, il sessuale e il parentale, sui quali è basata la famiglia, porta di per sé alla purificazione di quel ch’è animale verso ciò che è mistico » ( pp. 48-50 ).
E’ visibile qui il richiamo vichiano ( Dal dì che nozze e tribunali ed are / diero alle umane belve esser pietose / di se stesse e d’altrui…[ dai Sepolcri del Foscolo ] ) e la profonda lettura cristiana del fenomeno!
Per conoscere e capire in qualche modo la realtà attuale della politica in relazione alla famiglia, per cercare di affrontare le sfide che essa ci presenta, bisogna agire, secondo il suggerimento di Dietrich Bonhoeffer, tenendo su una mano il Vangelo e sull’altra il quotidiano!
Ecco che cosa ricaviamo da una lettura anche fuggevole della stampa di ogni giorno. La coppia scoppia nei primi tre anni. Allarme del tribunale ecclesiastico. In Sicilia il 60% dei matrimoni presto in crisi; il 10% falliscono già nei primi tre mesi ( da “ La Sicilia” del 3 febbraio 2004, p.8.).
La crisi demografica è una questione fondamentalmente culturale e quindi politica ed economica, scrive il prof. Antonio Golini, l’idea di generare un figlio ha perduto ogni valenza collettiva: è diventata mera opzione individuale della coppia. Mentre dovrebbe essere come il lavoro, che è un diritto, ma anche un dovere verso la società. Questo è avvenuto perché negli anni ‘70, la stagione politica del divorzio, dell’aborto, dei diritti delle donne ha aperto la strada a una cultura per cui i diritti individuali risultano sempre superiori alle esigenze delle famiglie e della collettività. Questa cultura fra gli anni ‘70 e ‘90 ha interpretato come interferenza clericale ogni politica a favore della famiglia ( da “ Avvenire” di mercoledì 4 febbraio 2004 ).
Nella stessa pagina dell’ “Avvenire” viene riportato un quadro delle leggi regionali, compresa la Sicilia, che si ispira alle iniziative laziali e lombarde, che porta il significativo titolo: Leggi ragionali, un cantiere ancora con pochi mezzi! Ritardi del bonus per il secondo figlio! Come dare cittadinanza ai neonati stranieri!
L‘appello del Papa in occasione della XXVI Giornata della vita è, come sempre, chiaro ed efficace: « Senza figli non c’è futuro ». Occorre ridurre i problemi economici che inducono le coppie a rinunciare ai figli. No all'aborto: la legge sull'aborto è un paradosso rispetto alla crisi demografica!
Un coro di sì è venuto dal mondo politico anche in vista dell’Anno Internazionale della Famiglia. Anche da parte della CEI si chiede « un disegno organico di riforma fiscale che faccia perno sulla famiglia, e misure che rendano meno complicato conciliare la maternità con gli impegni di lavoro ».
Per il Prof. Micheli dell’Università Cattolica, non bastano gli incentivi monetari per risolvere la crisi demografica ( L’esempio della Germania insegni). Egli suggerisce due iniziative: - servizio civile obbligatorio per maschi e femmine per accudire ai vecchi ( il 440% della popolazione è oltre i 65 anni! – Ristrutturare le abitazioni dei vecchi ( da uno fare due appartamenti) da destinare alle giovani coppie senza casa!
Sono molto interessanti gli articoli che lo psicologo Vittorino Andreoli va pubblicando su “Avvenire”: Alfabeto delle relazioni – Alla ricerca del padre, in cui denuncia una società, la nostra, senza padre, con il padre assente, con il padre che fabbrica denaro e oggetti del benessere, che seppellisce i figli di oggetti, riempie loro la bocca di slogan, perché non possono gridare che hanno bisogno di lui e vogliono un padre magari ammaccato, non una moto nuova! Un padre per vivere, un padre per crescere, un padre per diventare padre! Senza padre si muore spiritualmente.
L’unico antidoto alla morte è L’a-more= a-morte= difesa dalla morte. Il contrario di morte non è vita, ma amore, e l’uomo deve amare per essere padre. La pedagogia del padre è la pedagogia dell’amore. Dio come Padre è Amore e l’uomo deve amare per essere padre! Andreoli per far capire ciò si serve di racconti e a questo proposito, lui che si dice non credente, si rifà al racconto biblico di ABRAMO e ISACCO, proprio come ha fatto il vescovo Sturzo nelle sue pastorali !
Anche Luigi Sturzo ritiene che l’inno all’amore di Paolo dovrebbe essere studiato in tutte le scuole!
In conclusione, il pensiero dei Fratelli Sturzo costituisce uno dei più vasti patrimonio di idee ( non ancora adeguatamente conosciuto a livello di patrimonio popolare: essi scrissero anche romanzi e drammi per diffondere le idee cristiane nel più vasto pubblico) a cui attingere, rinnovandole, per correggere le storture dell’epoca contemporanea, contro la così detta terza cultura, che è deleteria soprattutto per una sana vita familiare! |