Nei momenti di grandi incertezze e di grave crisi come quella che stiamo attraversando, anche se essa va intesa nel senso etimologico di “mutamento”, è utile rivolgersi come guida ai grandi del passato, come ad esempio fa Machiavelli nella famosa Lettera a Francesco Vettori, in cui narrando del suo obbligato esilio di San Casciano, ci descrive che si immerge in un mondo che non è il suo, basso e litigioso, quasi per fare dispetto alla sorte, che l’ha scacciato dalle sue mansioni politiche in quel basso loco. Ma la sera, nel suo studio, veste panni curiali ed entra in contatto con i grandi Autori del passato « e, dice, non mi vergogno di parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni. E quelli per loro umanità mi rispondono».
Lo stesso potremmo noi chiedere a Sturzo :- Che cos’è economia? Come si produce la ricchezza di una nazione? Come si perde? E che rapporto ha tale attività con l’etica? E soprattutto con gli uomini, in carne ed ossa, al cui benessere l’economia dovrebbe servire?
Tali riflessioni ci vengono suggerite dalla lettura del volume di Alfio Spampinato che porta un titolo suggestivo: L’Economia senza l’etica è diseconomia- L’etica dell’economia nel pensiero di Don Luigi Sturzo, II Edizione- CISS di Roma, “ Il sole 24 ore” Milano 2005.
Un libro di dieci anni fa, ora riedito con l’aggiunta di un nuovo capitolo ( sull’importante proposta sturziana dell’abolizione di ogni guerra!), ma che ancora conserva il suo valore, perché ripropone uno studio approfondito del pensiero sturziano, non solo per la sua attualità ma soprattutto per la sua attuabilità, alla luce della lezione morale, sociologica e politica di Don Sturzo.
In ogni grande autore c’è una parte espressiva, legata alla contingenza storica, e una parte rivelativa, che è quella a cui mira il volume di Spampinato e cioè l’attuabilità del pensiero sociopolitico di Sturzo.
In che cosa consiste questa sua attuabilità? Crediamo consista in due aspetti fondamentali: in una idea o filosofia di base sociopolitica di tipo organico o sintetico ( o neo-sintetico, secondo la filosofia del fratello Mario, vescovo sociale, che sempre gli fu vicino nelle sue battaglie politiche) e nel metodo di una nuova sociologia storicistica ( personalismo sociologico), scarsamente conosciuta e poco utilizzata.
Il pensiero di Sturzo è ancorato a un fondamento antropologico: l’uomo ha tre esigenze fondamentali, a cui corrispondono tre forme sociali primarie: a) L’affettività e la perpetuità della specie a cui corrisponde la famiglia; b) L’esigenza di garanzia di ordine e difesa, che può essere soddisfatta dallo Stato ( forma di società imperfetta); c)La finalità etico-religiosa, che verrà soddisfatta dalla Chiesa.
Forme secondarie di socialità sono: a) L’economia; b) La Nazione; c)La Comunità internazionale.
Sintesi sociali: a) autorità-libertà; b) morale-diritto; c) dualità-diarchia.
Poiché quella concepita da Sturzo è una democrazia organica ogni forma sociale è in rapporto con tutte le altre. Così, ad esempio, non può darsi economia, che è forma secondaria, in senso autonomo, essendo essa tutta politica ed etica e come tale condiziona senza necessitare, per il principio di libertà che è ontologicamente connaturato all’uomo, tutte le altre forme sociali. Si osservi inoltre la coppia:Morale – Diritto; lasciare agli imprenditori, o capitalisti, oggi che specialmente sono anonimi, al solo obbligo interiore, proprio della morale senza la costrizione del diritto, sarebbe un’ingenuità, nella quale Sturzo è troppo esperiente per cadervi! Senza questa precisazione il titolo del libro così suggestivo, potrebbe dare l’illusione di un facile toccasana!
Importante in Sturzo è il concetto di Diarchia sociologica, che riflette la concezione dualistica dell’uomo, che è costituito di anima e corpo, e che storicamente si è specificata nelle istituzioni: Chiesa e Stato con un rapporto dialettico come quello che esiste tra ragione e fede: « le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità» ( Fides et ratio).
L’altro aspetto interessante di attuabilità è quello che riguarda il pensiero sociologico di Sturzo, che, come si diceva, è scarsamente conosciuto e poco utilizzato. Le opere che vi dedica il grande statista siciliano sono:
La società sua natura e leggi- Sociologia storicista ( 1935 ); La vera vita- Sociologia del soprannaturale (1943 ); Del metodo sociologico (1950) Studi e polemiche di sociologia (1933- 1958 ).
Nel 1934, Sturzo partecipa al Congresso internazionale di Filosofia a Praga con un intervento su Sociologia e storicismo; nel 1954, al Congresso internazionale di sociologia a Bearne, Costa d’oro, presenta una relazione su:La sociologia e il suo collegamento con le altre scienze; è del 1957 la voce Sociologia per l’Enciclopedia filosofica del Centro studi di Gallarate; e infine nell’anno accademico 1958-59 accetta di svolgere nell’Università di Roma un corso di sociologia storicista, possiamo dire alla vigilia della morte.
E’ questo aspetto di una rinnovata sociologia umanistica, che andrebbe ripreso e sviluppato e che certamente darebbe frutti cospicui, come tutta la sua concezione socio-politica e teologica. In un recente saggio, abbiamo cercato di argomentare come attraverso le opere dei Fratelli Sturzo, Luigi e Mario Vescovo, sia possibile ricavare un’autentica teologia del laicato; come in un altro volume già edito, abbiamo raccolto, in una ricca scelta di brani antologici, un Itinerario alla santità secondo Mario e Luigi Sturzo.
Si tratta , come ben si può vedere, di due autentici testimoni della Chiesa di Cristo, di quella Chiesa la cui nota caratteristica è la santità.
Credo che figure come queste andrebbero tenute presenti anche durante la Giornata Sociale Diocesana da celebrarsi il prossimo 19 novembre presso il Seminario Arcivescovile di Catania, da affiancare a Rosmini, A La Pira ed altri e non dimenticando la vasta esperienza di “Economia di comunione” promossa dal Movimento di Chiara Lubich, che è stato fondato anche da Igino Giordani, collaboratore e amico fedelissimo di Don Luigi Sturzo!
C R O N A C A
Venerdì, 21 ottobre c.a. nell’Aula Magna della Facoltà di Scienze Politiche della nostra città, è stato presentato il volume di Don Alfio Spampinato: L’economia senza etica è diseconomia- L’etica dell’economia nel pensiero di Don Luigi Sturzo. Prefazione di Marco Vitale. Edito dal CISS di Roma e da “Il Sole 24 Ore. Dopo il saluto del Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Prof. Giuseppe Vecchio, si sono avvicendati nella presentazione del libro, parecchi relatori, sottolineandone gli aspetti più significativi, espressione anche dell’indole battagliera del suo Autore, molto conosciuto nel nostro ambiente, come parroco di un quartiere di periferia, con tanti problemi urbanistici e sociali, qual è Librino; e da alcuni anni emigrato nel Lazio in qualità di cappellano militare della base aerea di Pratica di Mare.
Il Dottor Giovanni Palladino, Presidente Nazionale del Centro Internazionale Studi “ Luigi Stuzo” ha ricordato che egli ha caldamente sostenuto la pubblicazione del volume , che in sostanza è frutto degli studi per la tesi di laurea di Don Alfio, perché tratta in modo approfondito di un tema importantissimo, anche se spesso tralasciato, quello cioè del rapporto tra etica ed economia. Egli ha apprezzato e apprezza che un siciliano tratti di un altro Siciliano, Don Luigi Sturzo, che è stato determinante nella svolta decisiva della storia d’Italia, fondatore di un partito che ha cercato di rendere protagonista il popolo.
Mons. Leone Calambrogio, Preside dell’Istituto “ Galileo Galilei” ha sottolineato come Sturzo prete, e con tale vocazione egli ha sempre operato, ha iniziato una rivoluzione politica e sociale che ha consentito di dare voce a coloro che fin dalla formazione dell’unità d’Italia non avevano avuto voce, e cioè le classi subalterne, dei giornalieri, dei contadini etc. Il Prof. Francesco Rizzo, Docente di Economia Ambientale nella facoltà di Ingegneria di Catania si è detto lieto di leggere un libro che tratti finalmente di economia legata strettamente all’etica, di fronte all’imperversare di trattazioni di stampo prettamente positivistico. Occorre rinnovare la scienza economica, perché quella attuale, egli ha esclamato, è tutta da buttare alle ortiche! E qui Sturzo, Maestro che precorre, i tempi ci può essere di grande aiuto.
Il Dott. Antonio Pugliese e il dott. Antonino D’Asero, hanno ribadito, sulla base della loro esperienza professionale, la necessità dell’aspetto etico per lo sviluppo di una sana economia. Il Dottor Pugliese esorta il CISS, nella persona del suo Presidente, ad avviare un’utile indagine sull’evasione fiscale, sulle modalità e le distorte giustificazioni.
Infine Don Alfio Spampanato, proprio in qualità di cappellano militare, ha illustrato l’ultimo capitolo del suo volume su: « La struttura economica e l’abolizione della guerra ». Sturzo non è un ingenuo pacifista, egli infatti, sulla base della legge del divenire storico e della perfettibilità umana, afferma che occorre eliminare il “diritto di guerra”, « così che ogni guerra, anche la cosiddetta guerra di difesa, non sia più l’esercizio di un diritto ma un abuso, e quindi non sia mai legittima ma sempre illegittima ». Illuminante il confronto con Pacem in terris ! ( Per questo aspetto cfr. anche: S.Latora, Don Sturzo e la guerra-Un concreto progetto di pace mondiale. In : “ Rinascimento Popolare”, Anno VII-N°1 Gen.- Feb. 2002.
In un’Aula Magna affollatissima soprattutto di giovani c’è stata una nota simpatica: è stato presentato al tavolo dei relatori un ragazzo sindaco, eletto dagli studenti della scuola Parini, che con tanto di fascia tricolore, in piedi, ha porto il saluto all’assemblea.
Ha diretto il dibattito Il Dott. Carlo Cittadino, presidente della sezione del CISS di Catania, responsabile dell’organizzazione, il quale ci ha tenuto a sottolineare come con pochi euro si è potuto realizzare un incontro di tale livello e così riuscito, esempio concreto di una economia ispirata all’etica secondo i principi sturziani.
Ha accennato pure all’opera di solidarietà che in collaborazione con istituzioni di volontariato sono riusciti a procurare un tetto a famiglie, che ne erano rimaste senza. |