Fra i molteplici aspetti della interessante biografia di Luigi Sturzo ce n'è uno di grande importanza, che copre un ventennio , dal 1899 al 1920, della sua densa attività socio-politica, e che riguarda Sturzo come amministratore locale.
Tutte le volte che egli accennava a questa esperienza di consigliere e prosindaco di Caltagirone, anche settantenne, si entusiasmava nel ricordo, tanto da scrivere : " … mi è rimasto così impresso e vivo ( quel periodo), che se oggi potessi a mio grado scegliere un posto di lavoro, tornerei a fare il consigliere comunale e occorrendo, il sindaco di Caltagirone…. Uno dei motivi sarebbe quello di ritornare ad essere il più vicino possibile alla realtà vissuta, alla concretezza dei fatti, al contatto immediato con la popolazione minuta, con l'individuo-uomo " ( da " Il Popolo" de 20, 25 giugno 1948, riportati in : E. Guccione, Municipalismo e federalismo in Luigi Sturzo, SEI, Torino 1994, 1).
Tale esperienza è stata centrale nell'orientamento del pensare e agire socio-politico di Luigi Sturzo e in tutto lo sviluppo successivo della sua opera. In essa si sintetizzano teoria e pratica: prassi che si invera nella riflessione teorica; e teoria che si accerta nella pratica, in un circolo solido di matrice vichiana, ma anche perché si ispira al neo-sintetismo del fratello Mario, che fu vescovo di Piazza Armerina ( dal 1903 al 1941), " e che vescovo! che a don Luigi non fece mai mancare il suo consiglio, la sua parola premurosa da quando fondò " La Croce di Costantino" agli anni dell'esilio " ( G. DE ROSA, Sturzo mi disse, Morcelliana, Brescia 1982, 8 ).
Mentre molti dei politoloci si presentano disarmati descrittori di impianti teorici astratti, senza il crisma della personale esperienza; e d'altra parte tanti politici, gettati nella prassi, che mal riescono a dominare senza una solida base culturale; in Luigi Sturzo invece i due aspetti si saldano in una profonda ispirazione etico- religiosa.
Il ventennio decisivo su cui vogliamo soffermarci viene scandito dalle seguenti date.
Il 7 marzo 1897, Sturzo ha 25 anni e nel maggio di tre anni prima è stato ordinato sacerdote, fonda il periodico: " La Croce di Costantino", organo dei comitati diocesani e interparrocchiali di Caltagirone.
" Un mese dopo l'insediamento del nuovo Consiglio, alla vigilia delle elezioni politiche del 21 marzo - elezioni che Luigi Sturzo assume a svolta nella coscienza del ruolo politico dei cattolici locali- si fa strada in lui, allo stesso tempo che in Albertario e in Murri, l'interpretazione politica ed etica dell'astensione cattolica…Prima di allora, tra il '95 ed il '97, Sturzo ha organizzato comitati parrocchiali e interparrocchiali, ha costituito cooperative di lavoro e fondato casse rurali. Ora pensa a formare un partito cattolico municipale, per portare avanti il programma che il municipalismo cattolico ha definito a partire dal XIII congresso di Torino " ( G. GIARRIZZO, Luigi Sturzo amministratore locale, in Atti del Convegno internazionale di studi promosso dall'Assemblea Regionale Siciliana- Palermo- Caltagirone, 26-28 novembre 1971. Edizioni di Storia e Letteratura. Roma 1973).
Il 1° luglio 1899 il Comitato interparrocchiale di Caltagirone lo designa come candidato cattolico per le prossime elezioni amministrative; si classifica al quarto posto degli eletti, con 614 voti. Sarà questo l'inizio del suo intenso impegno amministrativo, quando si inserisce fra i due schieramenti o le consorterie allora esistenti, milazziani e libertiniani, finché nel 1902 i cattolici si presentano come partito di centro " con un proprio programma, promettendo di liberare il comune dai sistemi personali che fin qui hanno avuto il predominio " ( G. DE ROSA, Sturzo ,UTET, Torino 1977,105).
I frutti di quest'opera si hanno negli anni seguenti, quando nel 1904 Sturzo viene nominato Commissario prefettizio e nel 1905, quando guida i cattolici alla vittoria conseguendo la maggioranza di 32 seggi su 40. Fu allora che venne eletto pro-sindaco di Caltagirone, carica che egli tenne per ben 15 anni, fino al 1920, insieme con l'altra di Consigliere provinciale.
Sturzo rivendica l'importanza dell'autonomia comunale contro l'ingerenza e le prevaricazioni di uno stato accentratore. Benché il suo impegno municipalista vada inquadrato nel periodo storico in cui i cattolici devono restare fedeli al non expedit, che vige fin dal '74, e quindi quasi ripiegano per una attività più limitata, Sturzo supera tale campo ristretto sulla base di un pensiero politico organico e di principi profondi inalienabili, sicché la sua battaglia non può essere di semplice autonomia e decentramento amministrativo dell'attività comunale.
Nell'ampia relazione di Caltanissetta del 1902, che giustamente è stato considerato come la Magna Charta del municipalismo democratico, egli getta le fondanenta della concezione del partito municipale di ispirazione cristiana, un partito di idee e di programmi, principi che egli andrà ribadendo e consolidando fino alla fondazione del partito popolare del 1919, e che sono validi anche oggi , se essi ritornano nelle affermazioni di persone che hanno responsabilità di governo ( Cfr. le recenti dichiarazioni a Lipsia del nostro Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi; e il Presidente del Consiglio, Giuliano Amato propone con una devolution la Camera delle regioni).
Quali sono questi principi inalienabili, che vanno giustamente rivendicati e fatti valere ad ogni livello di aggregazione sociale e istituzionale? Per Sturzo il prius assoluto è costituito dall'individuo-persona, che esprime i suoi fini naturali in tre esigenze fondamentali: l'affettività e la perpetuità della specie; la garanzia di ordine e difesa; la finalità etica e religiosa. Corrispettivamente tre sono le forme sociali primarie: la famiglia; la politica ( comune, provincia, regione, stato etc.); e la religione ( Chiesa).
Anche per Rosmini esistono tre tipi di società: la teocratica, la domestica e quella civile. Solo la prima è autonoma; la seconda è naturale e la terza è artificiale, nel senso che non ha finalità proprie, ma serve come strumento per la realizzazione delle finalità proprie della altre due.
La posizione di Sturzo è sulla linea di quella rosminiana, per cui un organismo superiore non può violare i diritti di quelli inferiori: così, se la famiglia e la classe , " per sé anteriori allo stato e al comune, possono e devono essere dallo stato e dal comune tutelati e perfezionati non mai da questi enti sostituiti nel loro diritto…e il comune non deve vedere i propri diritti naturali, organici, autonomi, violati dallo stato, nato peraltro dalla unione dei comuni " ( Il programma municipale dei cattolici italiani, dalla relazione tenuta da Sturzo a Caltanissetta, il 5 novembre del 1902, durante il 1° Convegno dei Consiglieri Cattolici Siciliani, pubblicato poi su Cultura sociale, la rivista di Murri, e ora in L. STURZO, La regione nella nazione, Zanichelli, Bologna 1974, 111- 150, oltre che in: L. STURZO, Mezzogiorno e classe dirigente. Scritti sulla questione meridionale dalle prime battaglie politiche siciliane al ritorno dall'esilio ( a cura di G. De Rosa), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1986, 490-532). Il comune dunque è un prius mentre lo stato è un posterius che deve consentire agli individui consociati di perseguire il bene comune e nell'ambito di questo, il proprio benessere personale. In una concezione opposta, dove lo stato viene prima, l'attività comunale viene a ridursi a semplice amministrazione, ad esecuzione di compiti ordinati dall'alto, a scapito della libertà e della creatività propri di ogni comunità viva e vitale.
Non è vero che la concezione di Sturzo sia contro lo stato, di per sé, ma è solo contro le ingerenze e le prevaricazioni illegittime di questo!
" Luigi Sturzo ha sviluppato una precisa concezione del ruolo del Comune; ha posto con forza la distinzione fra politica ( intesa come competizione elettorale per la selezione della classe dirigente) ed amministrazione ( intesa come assolvimento di precisi compiti istituzionali al servizio della città ); ha dato un contributo importante allo sviluppo del pensiero municipalista cattolico a livello nazionale, mantenendosi in stretto contatto con le proposte e le realizzazioni degli amici milanesi come Angelo Mauri e Franco Invrea, ma anche con la sua attiva partecipazione all' ANCI ( Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), nata a Parma nel 1901 per iniziativa dei partiti di sinistra, ma alla quale Sturzo partecipò senza riserve incitando i cattolici a partecipare " ( Dalla relazione del Prof. MARCO VITALE, negli Atti del Convegno: Il popolarismo sturziano pietra d'angolo per l'Italia del 2000, 21 ottobre 1995, editi dal Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo, CISS).
Nel programma sturziano troviamo tra le altre proposte: il referendum popolare, a cui Sturzo attribuisce un grande valore educativo e un esempio territoriale valido di democrazia diretta; l'ufficio del lavoro, le municipalizzazioni; l'autonomia finanziaria; l'elettricità; il recupero dei beni comunali ( gli usurpi); l'acqua potabile; l'impegno diretto del comune nell'istruzione; la sanità e l'igiene mediante il servizio sociale a domicilio etc.
" Il messaggio ( perché questo oggi essenzialmente si può cogliere e non bisogna enfatizzarne la portata, dato che molti furono i contrasti e gli odi, come dimostrano gli studi storici seri e approfonditi, ad esempio questo da cui citiamo), per la complessità del suo significato, guardava molto più in là della città siciliana, e sottintendeva l'ambizione di fare di Caltagirone il laboratorio sperimentale di un Comune democratico moderno " ( UMBERTO CHIARAMONTE, Il Municipalismo di Luigi Sturzo. Pro-sindaco di Caltagirone: 1899- 1920,Morcelliana, Brescia 1992, pp.432; la cit. è a p.99).
Ma la concezione di Sturzo è organica e integrale, perché per lui il Partito municipale deve mirare ad una Associazione di tutti i comuni ( che egli nella Relazione all'VIII Congresso dell'Associazioe dei Comuni Italiani tenutosi a Genova, nel maggio del 1909, propose di distinguerli in quattro categorie ,perché non tutti hanno le stesse esigenze), e questa in un Federalismo di regioni e di Nazioni,finalizzati a un Cosmopolitismo popolare che si impegni per la educazione di una coscienza internazionale !
Sturzo, negli ultimi anni della sua vita, lamentò spesso la tendenza delle nuove generazioni di trascurare l'attività amministrativa comunale per volersi dare alla grande politica " …senza avere avuto il tempo e l'agio di conoscere l'abc della pubblica amministrazione… è nel comune che i grandi politici e i grandi amministratori fanno le loro prime armi " (in , Politica di questi anni, Zanichelli, Bologna 1955,47-49).
" Tutto ciò, Sturzo si chiedeva, è inutile che si dica e si scriva? E' un combattere contro i mulini a vento? Sia pure; ma tutte le volte che si parlerà di moralizzare la vita pubblica- e se ne parlerà finché vi saranno… gli enti statali in crisi e quelli in auge e la bustarella e gli affari dei partiti e le campagne elettorali a colpi di miliardi - la mia voce sarà viva agli orecchie degli italiani, anche quando le mie ossa riposeranno nel camposanto. Sono sicuro che non mancheranno coloro che continueranno, con migliore fortuna di me, a destare e ridestare nel cuore degli italiani il bisogno di verità e di giustizia " (in : Battaglie per la libertà, 1952-1959, vol. II, Palermo, Ila-Palma, 1992, p.843 ).
Salvatore Latora
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