E' opinione comune, ormai, che gli episodi dell'undici settembre scorso, e cioè l'immane tragedia iniziata con l'attentato alle Torri Gemelle di New York, hanno cambiato il nostro modo di vedere gli avvenimenti e il senso della storia e del mondo.
Essi stanno cambiando persino la politica del presidente Bush e anche quella di tanti altri governanti del mondo occidentale e orientale!
Ma la strada giusta da intraprendere, al di là delle reazioni dovute all'immediatezza delle forti emozioni, sarà certamente quella che porterà ad un nuovo ordine mondiale.
Bisogna cercare, però, come saggiamente suggeriva Gabriele De Rosa, su Avvenire del 14 ottobre scorso, di evitare " ambiguità pseudo- pacifiste nei confronti del terrorismo, e di non alimentare uno scontro tra Occidente e Islam, che sarebbe un errore fatale ".
Dopo aver letto con i sentimenti di profonda adesione, il documento sottoscritto da 17 sacerdoti, siciliani e calabresi i quali " come cattolici si dissociano dalla scelta di entrare in guerra", pubblicato su La Sicilia, di domenica,18 novembre, che riporta pure l'editoriale del Ministro della Difesa, Antonio Martino: " La pace ha un prezzo che bisogna pagare", di tutt'altro tenore com'è ovvio; in merito alla creazione di un Nuovo ordine mondiale, ci sembra utile meditare alcuni passi essenziali de: La comunità internazionale e il diritto di guerra, di Luigi Sturzo, pubblicato in inglese nel 1929, in francese un anno dopo e in italiano nel 1954; e la Pacem in terris (1965) del Papa Giovanni XXIII.
Circa la questione sulla "eliminabilità della guerra", bisogna ben fissare i termini del problema, per non cadere in facili equivoci, sostiene Luigi Sturzo, in quella che è una delle sue opere più importanti a questo riguardo .
" Il presupposto giuridico della guerra è l'impossibilità di trovare altro mezzo adeguato di risoluzione del conflitto che non sia la forza armata, impossibilità che viene espressa con la condizione dello stato di necessità" . La giusta impostazione è , per Sturzo, quella che si avvale di una previa analisi storica. Egli, infatti, passa in rassegna le varie teorie sulla guerra giusta, sostenute lungo il corso dei secoli; esse partono da S. Agostino e trovano legittimazione nelle autorità competenti: Imperatore e Papa; l'errore continua con la Scolastica, che nei secoli successivi affida la decisione in mano al sovrano omettendo però la condizione della intenzione retta e dello scopo di ordine e di pace. Lungo il corso dei secoli si passa dalla teoria della guerra giusta alla guerra condotta in nome della "ragion di stato", fino a giustificarla con le teorie sociobiologiche, espressione delle leggi naturali del più forte! Non sono mancate però teorie e istituzioni opposte e, a tal proposito Sturzo esamina il motivo del fallimento di Ginevra , della Società della Nazioni
( 1919), e l'attribuisce a questo paradosso: " Nello Stato tutti i cittadini sono disarmati e solo il potere politico è armato; nella comunità internazionale tutti gli Stati sono armati e solo l'autorità internazionale è disarmata!".
Qual è dunque la tesi di Sturzo? Egli afferma con vigore che : " la guerra non è fatale, non è necessaria, ma è volontaria, sono gli uomini, pochi o molti, i responsabili della guerra, anche quando dicono di non volerla". Ma, se ci si fermasse solo a questa enunciazione di principio, potrebbe sorgere il sospetto che si tratti della semplicità o ingenuità del vecchio pacifismo. Sturzo, in realtà è così profondo conoscitore, dopo tanti anni di esperienza, della vita sociale e politica, da non cadere in simili ovvietà. " Noi ammettiamo, egli dice, che la vita politica contiene in sé elementi di lotta sociale, in quanto la lotta è un fenomeno perenne della società umana; in istanza politica, quindi, sia nell'interno di ogni singolo stato, sia nei rapporti fra stato e stato, non può mai sopprimersi la lotta. Ma questo non ci conduce logicamente ad ammettere che tra le forme di lotta
sia necessaria quella della forza materiale e della guerra… ( si tratta invece di ) sostituire al diritto di vittoria, che è diritto di pura forza, un diritto giudiziario e sociale che è un diritto di ragione" .
Passa quindi ad esaminare con puntualità gli argomenti contrari a questa tesi, che possono ridursi a tre: di tipo storico, psicologico-sociale, politico; e rileva che bisogna evitare l'errore di considerare eterni istituti che in quanto storici sono in continua evoluzione e cambiamento: tali sono stati ad esempio l'istituto della schiavitù nel mondo antico, o il feudalesimo nell'età medievale, che venivano considerati allora come necessari e insostituibili ( anche il grande Aristotele considerava la schiavitù inevitabile e quindi legittima ! ); inoltre chi l'avrebbe detto che molti istituti del passato oggi sono reputati come crimini, quali la vendetta familiare, la giustizia privata, il giudizio di Dio, il duello, la servitù della gleba! La legge della storia è il mutamento, il divenire. Così Sturzo non intende parlare della eliminabilità di un qualsiasi arbitrario e condannevole ricorso all'uso delle armi, " ma della eliminabilità del diritto di guerra, così che ogni guerra, anche la cosiddetta guerra di difesa, non sia più l'esercizio di un diritto ma un abuso, e quindi non sia mai legittima ma sempre illegittima" .
Chi legga le riflessioni dell'articolo: Il Vaticano e il futuro dell'Europa, pubblicato nel gennaio del1945 sul "Foreign Affairs" (Si badi, scrive: Vaticano non : Chiesa!), vedrà come Sturzo era aggiornatissimo sui problemi di politica internazionale e con quanta preveggenza egli cerca di indagare la sorte dei paesi europei dopo la cessazione del conflitto; o come quando, in un altro saggio del 1946, egli svela la cupidigia dei Tre Grandi ( Roosevelt, Churchill e Stalin) negli incontri di Teheran e Yalta e prevede le gravi conseguenze per i paesi baltici, e poi per i Balcani, per l'Albania, per la Jugoslavia: quanto ancora attuali le sue riflessioni!
Sturzo è grande autore, studioso acuto di Diritto Internazionale, però studioso sotterraneo, perché neppure letto e spesso esiliato, perfino dalla cultura cattolica! Forse per l'effettiva complessità e ampiezza della sua opera, o per ragioni ideologiche e politiche, e se viene citato, spesso è per motivi strumentali!
Egli esamina infine lo statuto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e, pur rivelandone i limiti, dovuti al fatto che tale istituzione è stata gestita solo dai dominatori (cfr. diritto di veto!) aggiunge subito che: " Sarebbe stolto ripudiare o anche minimizzare il progresso fatto con lo statuto delle Nazioni Unite, per il quale, salvo il diritto innato dell'autotutela individuale e collettiva, ogni guerra è illegittima, anche quella che consegue alle misure di autotutela, una volta avvenuto l'intervento del consiglio di sicurezza… Chi crede alla perfettibilità umana e alle conquiste dello spirito, può affermare di sicuro che indietro non si torna; il mondo civile non potrà mai ammettere la guerra come istituto giuridico atto " a risolvere un conflitto fra gli stati per mezzo della forza armata". La guerra sarà sempre ritenuta non solo una violazione di patti, ma un abuso, un brigantaggio…Resta il problema della guerra mondiale. Questa è condannata in partenza come attentato all'umanità. Nessun paese ne potrà avere profitto; nessun diritto può essere vantato per iniziarla " . Anche se Sturzo definisce modestamente il suo "un contributo allo studio della natura sociologico-storica della guerra ", difatti egli pone le basi per un nuovo ordine internazionale; affronta anche il problema economico che affligge le classi povere e i paesi sottosviluppati, ma in un altro articolo lucidissimo, quasi a ribadire con forza il motivo ispiratore di tutta la sua battaglia, afferma che " la guerra è una punizione della violazione della morale e del diritto fra i popoli, non come una fatalità cieca, ma come una conseguenza etico-sociale… Perché la guerra cessi di essere il prezzo delle colpe morali dei governi e dei popoli, occorre ( come nel caso delle colpe personali) una conversione e una espiazione" . E a questo punto egli sottolinea anche la debolezza dei movimenti cattolico-sociali che, malgrado gli sforzi e le buone intenzioni, a cominciare dall'impulso dato dalla Rerum Novarum, non sono stati adeguati ai mali economici ed etici creati dal capitalismo eccessivo!
Certo, Sturzo, deceduto l'8 agosto del 1959, non poteva conoscere le sublimi affermazioni della Pacem in terris, che è dell'11 aprile del 1963, ma le sue profetiche riflessioni sono in perfetta consonanza con esse, con in più delle proposte giuridiche, politiche e di diritto internazionale concrete , anche se allora, com'è ovvio, non potevano essere presenti alla coscienza comune gli attuali sviluppi e problemi della globalizzazione!
Né vale, a nostro parere, tranne che in funzione di opposizione dialettica, la rispolveratura delle teorie del tedesco KARL SCHMITT ( 1888-1935) , secondo cui le categorie del politico si svolgono nella dinamica contrapposizione di: amico-nemico, anche se previde lo sgretolamento delle logiche politiche degli stati moderni, per cui ora siamo entrati nell'era dello spazio globale; poco di propositivo riscontriamo nel pensatore tedesco in vista di un futuro di pace!
In Sturzo, invece, oltre alla parte critica delle attuali istituzioni internazionali, troviamo fondamentale un progetto costruttivo come punto di partenza per un nuovo ordine mondiale; in nessuno degli Autori fin qui citati, abbiamo letto, con argomentazioni così valide e con tale radicalità la proposta dell'abolizione del diritto di guerra come premessa indispensabile per costruire la pace nel mondo!
Perché abbiamo voluto mettere a confronto la Pacem in terris e La Comunità internazionale e il diritto di guerra? Per la carica ideale e l'ispirazione religiosa della prima e il realismo politico e giuridico della seconda: coniugate insieme, in una sintesi vitale, ci indicano la strada di un nuovo possibile assetto mondiale di pace.
Sarà certo anche Sturzo sul Sentiero di Isaia, sulla cui traccia, animati di utopica speranza, molti continuano a camminare, ma con in più un concreto progetto di politica internazionale.
Per queste ragioni Sturzo è ancora attuale!
Salvatore Latora
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