17/05/2002 - LA PIRA E STURZO - Una vecchia polemica alla luce di un nuovo criterio storiogr
Autore: Prof. S. Latora  -  Sede: catania

Quando ci si ferma agli stereotipi e non si va a fondo nella analisi degli avvenimenti e nello studio del carattere dei protagonisti, si rischia di sovvertire la realtà e, in tal caso, è facile ogni strumenta-lizzazione ideologica; e così si tradisce la verità che non è ideologia. Ideologia, infatti, è un insieme strutturato di idee a fini prevalentemente pratici, mentre ciò che interessa lo storico è in primo luogo la ricerca della verità, che potremmo definire di natura filosofica, distinta per grado e qualità, rispetto alla prima.
Donde deriva l'etichetta che poi è diventata uno stereotipo di " La Pira statalista e Sturzo liberista" ? Partiamo da due scritti indicativi a questo riguardo, pubblicati su " Il Focolare", umile foglio nato per le esigenze di evangelizzazione di una parrocchia fiorentina " posta tra la città del dolore ( Carreggi con i suoi ospedali) e la città del lavoro ( Nuovo Pignone - Galilei ) " e ora raccolti i volume dal tito-lo: GIORGIO LA PIRA, Il fondamento e il progetto di ogni speranza, AVE, Roma 1992.
I due articoli riportati opportunamente uno dopo l'altro, per un illuminante confronto, sono intitolati: LUIGI STURZO, Statalista La Pira? (pp.35-38) ( già pubblicato sul Giornale d'Italia ); e l'altro del sindaco di Firenze: Scendere da cavallo ( Risposta a Don Luigi Sturzo) ( pp. 28-35 ). Gli scritti sono del maggio 1954.
Due siciliani a confronto, dunque! Siciliani, ma cittadini del mondo, con grande esperienza di amministrazione comunale e di vita politica intensa, e sulla via della beatificazione entrambi!
Sturzo prende lo spunto da un lettera che La Pira aveva scritto al Presidente della Confindustria, Dottor Costa e così la interpreta con qualche cautela : " Se mal non ne interpreto il pensiero, La Pira crede che il problema da risolvere sarebbe quello di arrivare alla totalità del sistema finanziario in mano allo Stato, togliendo quel piccolo quasi che egli vi ha premesso; e di abolire il quarto del sistema produttivo che ancora sarebbe in mano ai privati per potere avere fortuna ( o sfortuna) di una economia tutta statale. In sostanza si tratterebbe di instaurare in Italia un socialismo di Stato al cento per cento ".
Usa poi parole più pesanti e immeritate, data la figura integerrima e carismatica del suo interlocutore:
" Mi pare di sentire l'eco del motto mussoliniano, Tutto per lo Stato e nello Stato; nulla sopra, fuori e contro lo Stato " ! E continua : " Questo io chiamo statalismo e contro questo dogma io voglio levare
la mia voce senza stancarmi, finché il Signore mi darà fiato; perché sono convinto che in questo fatto si annidi l'errore di fare dello Stato l'idolo: Moloch o Leviathan che sia ".
Quali erano i fatti che avevano scatenato tale reazione?
Nel novembre del 1953 La Pira, in qualità di sindaco di Firenze, si oppone alla chiusura dello Stabili-mento del Pignone; si trattava di licenziare 1750 operai ai quali si aggiungevano gli altri numerosi di- soccupati ( della Richard-Ginori con 950 licenziamenti, e altri in atto nella Manetti e Roberts ! ).
Il sindaco La Pira quindi non esita a dar loro pubblicamente tutta la sua solidarietà, fino ad approvare l'occupazione stessa della fabbrica! Ma non si limita solo a questo gesto: chiama in causa lo Stato, invoca l'appoggio della gerarchia ecclesiastica, e non si dà pace finché non riesce a convincere l'ENI di Mattei ad assumere lo stabilimento che diventerà il " Nuovo Pignone" che avrà un futuro brillante!
Di fronte alla frase offensiva, viene facile a La Pira ribattere con pari vivacità: " Non si allarmi, caro don Sturzo: la frase di Mussolini fu da noi amaramente sperimentata durante gli ultimi anni di tirannia del regime fascista. Lei forse non lo sa: noi si prese posizione pubblicamente - anche con una rivista scritta quasi tutta in latino e greco ( Principi ) e soppressa proprio quando uscì il numero sulla libertà: gennaio 1942 ! - contro questo Stato tutto di hegeliana fattura. Pensi, quindi, se non conosciamo per esperienza e per sofferenza amara cosa sia lo Stato totalitario! Lei era in America, in esilio, e certo soffriva; ma consentirà che Le dica che le nostre pene non erano più piccole delle Sue: quali e quante! Stia tranquillo! Siamo ben vaccinati! Lei è contro lo Stato totalitario sovratutto per persuasione: noi lo siamo in virtù di una persuasione autenticata da una terrificante esperienza che ci brucia ancora ! ". E poi continua con una punta di sarcasmo.
" Scusi: davanti a tutti questi "feriti", buttati a terra dai "ladroni" - come dice la parabola del Samaritano ( Lc. 10,30 ss) - cosa deve fare il sindaco, cioè il capo ed in certo modo il padre ed il responsabile della comune famiglia cittadina? Può lavarsi le mani dicendo a tutti: - scusate, non posso interessarmi di voi perché non sono uno statalista ma un interclassista e anticomunista?
La Parabola del Samaritano - sola norma umana ! - non dice questo: dice, anzi, che il Samaritano, contrariamente al fariseo e allo scriba della parabola, scese da cavallo, prese il ferito ( un nemico, un giudeo), gli somministrò le prime cure, lo portò dal farmacista al quale disse: "Curalo, tornerò domani e pagherò le spese" ".
E' una vera gigantomachia di due grandi che si differenziano, se non andiamo errati, nella applica-
zione di problemi contingenti, pur fondandosi su principi, ispirazioni e finalità comuni!
Sturzo, d'altra parte, non è quel liberale- liberista che si vuol far passare; egli infatti prosegue: "Non nego la necessità di interventi statali di eccezione per casi eccezionali, interventi temporanei e ade-
guati… Si dice che l'economia libera ( da non confondere con quella liberale di cento anni fa) reca vantaggio solo ai "borghesi" e non ai "lavoratori"; non mi piace questo fraseggio di lotta e odio di classe, mentre occorre seguire l'insegnamento cattolico- sociale della coesistenza e cooperazione fra le classi… Intanto, fissiamo bene le idee: La Pira da buon cristiano non vuole altro dio fuori del vero Dio. Per lui, come per me, lo Stato è un mezzo, non un fine, neppure il fine. Egli è lo statalista della povera gente; ed è arrivato, attraverso la povera gente, a pensare che lo Stato, tenendo in mano l'economia, possa assicurare a ciascun cittadino il suo minimo vitale".
D'altra parte neppure a La Pira può adattarsi l'epiteto di " Statalista", egli che è stato uno dei padre fondatori della Costituzione, in un magnifico saggio pubblicato su Cronache sociali, si chiedeva se ci fosse nella nostra Costituzione un principio che la finalizzasse rendendola organica, nonostante alcune deficienze , e lo riscontra nel principio affermato dall'articolo 2, per cui la nostra Costituzione " si differenzia nettamente tanto dalle costituzioni di destra quanto da quelle di sinistra: e se ne differenzia proprio in virtù di quel principio organico, pluralista che dà il dovuto rilievo giuridico e costituzionale alla persona, allo Stato, ed ai gruppi intermedi che si pongono fra la persona e lo Stato.
Lo statalismo, per un verso, e l'individualismo, per l'altro verso, sono qui parimenti impediti per via della crescenza di quei corpi intermedi che si pongono fra la persona e lo Stato ".
Come si risolve allora la questione? Non certo in termini banali secondo cui: ha ragione l'uno e torto l'altro o viceversa! Si può fare discriminazione, quando è ormai accertato che entrambi siano stati testimoni autentici del Vangelo? Come non vedere la loro sorprendente attualità, anche su problemi di questi giorni: Sturzo, con le proposte, fondate su precisi concetti storico-giuridici, per l'abolizione della guerra; e La Pira che, evocando il "Sentiero di Isaia" proponeva, per la pace in Medio Oriente una trattativa triangolare, tra israeliani, palestinesi e arabi, e non si stancava di perseguire il suo progetto, oltre che con numerose lettere ai capi di Stato ( più di 1500 di trovano nel suo archivio!) anche con i Convegni Per la pace e la civiltà cristiana e poi con i Colloqui mediterranei !
Il criterio storiografico da cui guardare in modo equilibrato e corretto il problema, ci sembra sia
quello ecclesiale, alla luce cioè della Dottrina sociale della Chiesa: La Pira infatti riporta nell'arti-
colo, da cui abbiamo preso lo spunto, quasi tutto il paragrafo 37 della Quadragesimo anno, che riguarda il Principio direttivo dell'economia; e, d'altra parte, tutta la concezione politica di Sturzo si ispira alla Rerum Novarum, in cui c'è l'affermazione fondamentale e rivoluzionaria che il lavoro non è una merce e quindi non può essere sottoposto alla esclusiva contrattazione del mercato, alla legge della domanda e dell'offerta!
Sono pertanto semplici etichette improprie quelle di La Pira Keynesiano e di Sturzo: un liberista fuori stagione!
In una rapida sintesi, quali sono le indicazioni della Dottrina Sociale della Chiesa in qualità di "esperta in umanità? In primo luogo, il concetto di persona integralmente intesa, che deve essere il fine supremo di ogni organizzazione sociale e politica; poi il concetto di bene comune, che implica la pace, la stabilità e la sicurezza di un ordine giusto; e il principio di sussidiarietà, al fine di evitare ogni assolutismo statalista, per una democrazia moderna e pluralista, integrata nelle organizzazioni mondiali. Per quanto riguarda gli aspetti economici, si afferma il principio della destinazione universale dei beni. Nella Centesimus annus (34) si leggono queste affermazioni: " la regolazione dell'economia mediante la sola pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base; la sua regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la giustizia sociale, perché " esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato ". E ancora nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ne N° 2425 si ribadisce: " La Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al comunismo o al socialismo. Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica del capitalismo, l'individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano,… (pertanto) è necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune ".
In rapporto a questi principi fondamentali riscontriamo puntualmente una consonanza con i motivi ispiratori dell'azione politica e sociale, teoretica e pratica dei due protagonisti, Sturzo e La Pira, della storia del nostro paese, in un particolare momento difficile del suo percorso. Essi ci hanno tracciato itinerari distinti ma complementari per la costruzione di una società e di uno stato in un mondo nuovo ad ispirazione cristiana.
E in fine , per ultimo, ma non meno importante, Essi ci hanno dato un esempio significativo di quella che deve essere la via laica alla santità.


Salvatore Latora
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