19/05/2002 - VERITA' E LIBERTA' SECONDO I FRATELLI MARIO E LUIGI STURZO
Autore: Prof. S. Latora  -  Sede: catania

0- PREMESSA- PREGIUDIZI DA SUPERARE.
Nello studio del pensiero dei Fratelli Sturzo occorre superare alcuni pregiudizi che sono divenuti ormai luogo comune.
Il primo deriva dall'opinione diffusa che Luigi Sturzo sia prevalentemente un uomo politico, anche se di grande valore e di ispirazione religiosa; mentre nella sua azione pratica c'è un impianto teoretico e teologico indispensabile per capire tutta la sua attività.
In secondo luogo, questa costruzione teorico- pratica va compresa in rapporto dialettico con quella del fratello Mario, Vescovo di Piazza Armerina, di dieci anni più grande di lui; e ciò non per una tesi preconcetta, ma perché effettivamente così è andato formandosi, lungo il corso della loro intensa e operosa esistenza, il progetto di rinnovamento politico e religioso, come credo ormai dimostri una indagine esegetico comparativa , a partire dal Carteggio , quattro volumi, pubblicato a cura di Gabriele De Rosa, più di duemila tra lettere e cartoline, che i due fratelli si scambiarono dal 1924 al 1940, e che costituisce certamente una svolta nel campo degli studi sturziani.
Fra i due ci è stata una profonda intesa spirituale e uno scambio culturale fecondissimo, che, per portare un esempio illustre, può paragonarsi allo ZIBALDONE; come non si può capire lo sviluppo del poetare leopardiano, senza tener conto di quella raccolta di pensieri, così non si può comprendere la genesi delle opere dei fratelli Sturzo senza la lettura di questo Carteggio.
In terzo luogo, per una corretta visione storiografica, bisogna guardarsi dall'uso ideologico e strumentale che si fa di Luigi Sturzo; oggi tutti, dal centro, dalla destra e dalla sinistra, dicono di rifarsi al pensiero di Luigi Sturzo. Ma gli Sturzo, che ribadiamo, per noi sono due e vanno studiati in parallelo, sono stati due v i n t i, nella loro vicenda esistenziale.
Infatti, quando entrambi i loro progetti sembravano bene avviati e tanti seguaci entusiasti si legavano ai due protagonisti, giunse il momento della prova, che parve recidere il filo del futuro e seppellirli nell'oblio: il lungo periodo dell'esilio, dal 1924 al 1946, per Luigi; il richiamo del S. Ufficio nel 1931, per il vescovo Sturzo, che egli accolse in piena ubbidienza e l'8 aprile, in un solenne pontificale, rese pubblica la sua ritrattazione e sottomissione.
Oblio ed esilio culturale, dunque, da dove potrà risuscitarli la storia dei vinti, messa a tacere quasi sempre dalla storia dei vincitori: ma sembra che si stia finalmente ribaltando la situazione, se da tante parti oggi ci si richiama ad essi e si riscopre l'importanza della loro esperienza storica. Esperienza cristiana, ribadiamo, perché tutta la vicenda dei Fratelli Sturzo va interpretata alla luce della categoria ecclesiale.
Sbaglierebbe, a nostro avviso, chi volesse trattarla isolando l'aspetto politico-sociale o filosofico, da quello teologico ed ecclesiale; la loro storia è un capitolo della Storia della Chiesa in dialogo con la modernità.
1. Verità e libertà nel progetto dei fratelli Sturzo.
Nei due fratelli Sturzo possiamo riscontrare un progetto di rinascita culturale del cattolicesimo; progetto integrale che abbraccia i vari aspetti della vita: filosofico, sociale, politico, artistico, ecclesiale, inquadrabili nel segno di una antropologia che sottolinea il rapporto basilare di immanenza- trascendenza, aperta al mistero, alla luce della incarnazione e nella prospettiva escatologica della salvezza.
Tali molteplici aspetti possono essere organizzati in sintesi solo nella fede, nella speranza e nella carità dei due protagonisti, sicché ci sembra, che la sola ermeneutica adeguata sia quella teologica, dato che essi partono dalla incondizionata accettazione della rivelazione cristiana.
Seguendo la loro vicenda esistenziale, i Fratelli Sturzo ci si rivelano come testimoni autentici della fede in Cristo, campioni di libertà e di democrazia, ricercatori appassionati sempre della verità.
2.1 Il Neo-sintetismo di Mario Sturzo.
Pronunziando il nome di Don Luigi Sturzo, raramente si pensa a Mons. Mario Sturzo, fratello di Don Luigi, di dieci anni più grande di lui, nominato nei 1903 vescovo di Piazza Armerina, dal Pontefice Leone XIII, dignità che egli ricoprì per trentotto anni, fino alla sua morte, avvenuta il 10 novembre 1941.
Eccelsa figura di pastore della Chiesa, filosofo, letterato, poeta, scrittore di drammi sociali, amico di Benedetto Croce, autore di una trentina di volumi , tra i quali buona parte dedicati ai problemi filosofici e letterari, oltre che teologici e pastorali.
Il sistema filosofico, che egli con lunghe meditazioni ha formulato è il Neo-sintetismo, con cui si pone in dialogo dialettico e risolutorio rispetto alle correnti filosofiche a lui contemporanee, e specialmente con l'Idealismo di Gentile e di Croce. Egli ha intuito perfettamente che l'idealismo è la conseguenza di una lunga storia; è una corrente filosofica che, particolarmente con l'attualismo gentiliano, porta alle estreme conseguenze quelle premesse che erano già state poste da Cartesio e poi sviluppate da Kant e dall'idealismo ottocentesco.
Quali sono i caratteri essenziali del Neo-sintetismo, che pur avendo ascendenze kantiane e rosminiane, viene considerato da Mario Sturzo come capace di orientare " Il pensiero dell'avvenire"? E' significativo il titolo stesso della sua filosofia, che si può inquadrare in quel confronto con la modernità, operato per vie distinte da Rosmini, Newman, Blondel, Maréchal, e indicato, non solo per gli aspetti speculativi, da Leone XIII nella Rerum Novarum del 91. Il sintetismo parte dal principio della priorità della sintesi sulla analisi; ora, anche limitandoci al puro problema conoscitivo, bisogna osservare che già l'elemento iniziale del conoscere, cioè l'intuizione è unità di percezione e ideazione, quindi è scontata la priorità della sintesi sulla analisi, la quale, in definitiva non è altro che una sintesi che si analizza e ha senso solo fino a che vive nella sintesi.
Bisogna allora lasciarsi alle spalle la teoria delle facoltà come sensazione, intellezione etc., perché, come ben vide S. Tommaso, il conoscente è l'uomo e non le facoltà, e l'uomo è sintesi, cioè unità attiva e rapportuale di fisiologicità, sensitività, intellettività.
Ecco, la prima legge del Neo-sintetismo è la rapportualità. Tutte le cose create sono rapportuali ,cioè interdipendenti e correlative le une alle altre; ogni ente è sintesi.
" La sintesi è un'unità attiva e rapportuale, è come un organismo in sé compito,
che, in quanto attivo, regge e svolge se stesso, ma in quanto rapportuale, si regge
e svolge nei rapporti con altre sintesi. Se tale non fosse, il mondo sarebbe solo un
sistema d'unità chiuse in se stesse e irrelative le une alle altre, il che impedirebbe
l'unità organica di tutto il creato, la sua armonia, il suo processo e il suo progresso
che, come tale, compete all'uomo " .

Fra tutti gli enti che esplicano nel mondo attività sintetico-rapportuale la coscienza dell'uomo è quella che nella vita conoscitiva opera la sintesi più elevata e più comprensiva di tutte, perché ha i caratteri più spiccati e speciali di unità e rapportualità, essendo come coscienza non risolvibile nei suoi elementi conoscitivi.
Il secondo aspetto del Neo-sintetismo è la storicità.
L'uomo, come sviluppo processuale è un essere essenzialmente storico; egli si è costruito storicamente e quindi storicamente va compreso. Il concetto di storicità, però, non va inteso solo in questo senso che possiamo indicare come primario, perché, secondo Mario Sturzo, l'attività umana va inquadrata in una veduta storico - sintetica , che abbracci i risultati delle varie epoche, dell'antica, della medievale e della moderna. Dunque, la risoluzione di ogni problema attuale deve essere il risultato di una sintesi storica. Non senza qualche schematismo, egli ritiene che il pensiero antico è stato indistinzione di divino e di umano, e cioè panteistico e mitologico; il pensiero medievale è stato prevalentemente teologico; il pensiero moderno, e con tale termine egli intende l'Idealismo, si presenta come razionalistico, e cioè solo come filosofico, dopo aver superato tanto la mitologia quanto la teologia.
L'altra legge del Neo-sintetismo, altrettanto importante quanto le prime due, che riguarda l'uomo in quanto conoscente, è l'Autotrascendenza. Si tratta della:

" virtù conoscitiva in quanto tende a superare, o meglio, trascendere i dati dell'intuizione…
Il soggetto, intuendo, trascende la corporalità dell'oggetto, in quanto l'esprime sensitiva-
mente (trascendenza di primo grado); e trascende la sensitività della sua espressione, in quanto
particolare, esprimendola logicamente (trascendenza di secondo grado)…"
C'è poi un secondo aspetto, che riguarda " il potere conoscitivo che tende a sorpassare se stesso
per adeguarsi all'oggetto; la qual adeguazione non è mai raggiunta intera, ed è sempre approssimativa".
E tuttavia: " noi trascendiamo la nostra stessa intuizione, che coglie fenomeni, e parliamo di sostanza,
essenza, natura e affermiamo l'esistenza di esseri spirituali come l'anima e Dio". Ma come ne possiamo parlare?
" Se l'atto non fosse Autotrascendente, la nostra cognizione sarebbe puramente fenomenologica, e la scienza
non sarebbe mai possibile né sarebbe possibile la filosofia vera e propria". E qui interviene un altro passaggio
di estrema importanza: " noi dal rapporto di contingenza caviamo con prontezza, certezza e verità la
cognizione del termine non intuito né al presente intuibile, che è l'assoluto… e diciamo l'assoluto è Dio" .

E qui entra in giuoco l'altro concetto fondamentale del Neo-sintetismo, che è il concetto del mistero e che Mario Sturzo rigorizza con molta chiarezza. Il mistero di cui egli parla non è l'ignoto che diventerà noto, ma il noto del quale è impossibile la comprensione: il mistero è l'infinito, l'eterno, l'atto puro, Dio. L'uomo non comprende l'assoluto, perché egli è relativo, non comprende l'infinito, perché egli è finito, non comprende la pura attualità, perché egli è processualità temporale. Ma affermar Dio è affermare ciò che dà senso al mondo, è conoscere da essere razionale; affermare Dio è affermare il mistero. Dunque il mistero è conoscibile, non può non essere conosciuto, è la ragione di ogni conoscenza.
Per Mario Sturzo il mistero non è l'irrazionale, ma è il fondamento e la tensione vitale , che motiva e sospinge ogni conoscenza razionale, perché conoscere è atto rapportuale, mentre comprendere è atto potenziale.

" Conoscere e non comprendere non sono dunque due funzioni antitetiche che si escludano a vi-
cenda, ma sono una sola funzione, che è il conoscere relativo". Comprendere la legge della contingenza, e
cioè, che il relativo c'è perché l'assoluto lo fa essere e durare è: " l'aspetto più caratteristico, più sublime,
più che umano, quasi divino del potere d' a u t o t r a s c e n d e n z a del quale abbiamo parlato " .

Alla luce di questa nuova teoria filosofica che è il Neo-sintetismo, l'idealismo, così come ogni immanentismo, si rivela insostenibile, perché contravviene alle leggi del pensiero prima enucleati.
Contraddice, infatti, la legge della rapportualità, che esige il soggetto insieme con l'oggetto e l'un termine legato all'altro; è insostenibile, rispetto alla legge della storicità, perché si ferma alla pura e semplice attualità, mentre il pensiero di Sturzo, che si richiama, com'è evidente, alla filosofia di G.B. Vico, si muove nel senso del ripristino di un realismo critico.
E infine non può essere accettato, perché misconosce la legge dell'autotrascendenza e del mistero, con l'affermazione contraddittoria dell'assoluta immanenza.

2.2 La ricerca della verità.
L'uomo, afferma Mario Sturzo, cerca la verità, tutta la verità; egli è fatto per la verità.
Ma uno dei fenomeni più curiosi e più caratteristici del pensiero umano è il fatto che, pur essendo l'uomo un ente processuale e contingente, egli aspira alla verità come punto fermo e immutabile; come essere processuale e contingente egli conosce le cose sempre in modo limitato e parziale; se anche per una volta sola conoscesse la verità assoluta, egli cesserebbe di essere contingente!

" Però il fenomeno, essendo fenomeno reale e universale, deve aver la sua ragione,
e certamente l'ha; e questa ragione risiede proprio nella sua processualità- contingenza.
Solo dobbiamo dire che l'uomo erra, non nel produrre il fenomeno, che produrlo non
dipende dal suo libero volere, ma nell'interpretarlo" .

Dov'è la verità allora? E di quanti tipi di verità parliamo?
Mario Sturzo distingue la verità ontologica dalla verità logica, ma distinguere non vuol dire separare. Sotto l'aspetto ontologico, la verità delle cose consiste nel loro stesso essere, in quanto ogni cosa è quella che è; dicono infatti i filosofi, a questo riguardo, che è vera la moneta vera, ma è anche vera la moneta falsa, nel senso che nella sua oggettività è veramente falsa!
Tuttavia, non si può parlare di verità senza considerare il soggetto conoscente, che è nel vero quando considera l'oggetto, qual esso è nella sua attualità individuale, e cioè quando opera la sintesi con la verità che è nelle cose. S. Tommaso illustra questa legge con l'esempio della cognizione dell'uomo seduto, e dice che il rapporto è vero, se l'uomo sta realmente seduto; se l'uomo si alza, bisogna passare a una cognizione diversa, se si vuole restare nella verità. Ci sono poi verità solamente logiche, il cui criterio consiste nella coerenza interna, sono incontraddittorie ma astratte.
Ora, considerando che tutte le cose sono contingenti e rapportuali, e che contingente e rapportuale è anche l'uomo che le conosce, ne deriva che la verità per l'uomo non può che essere anch'essa contingente e processuale e mai ferma e assoluta.
Ma allora come si risolve quella contraddizione di cui si diceva sopra? Il nodo si scioglie approfondendo il concetto di contingente, che è ciò che non ha in sé la prima ragione del suo essere, e ce l'ha in altro: questo per la legge del pensiero che è la legge della rapportualità. Si scopre così che l'umanità cerca l'assoluto perché ne dipende; lo cerca perché è pensante; lo pensa perché pensa al contingente, che è processo.
L'aver individuato questa verità assoluta e fatta coincidere con Dio è stato il merito del pensiero credente, che culmina nelle elaborazioni del medioevo.
E' chiara quindi la universalità della ricerca di Dio; ma Platone divinizzò le idee, e creò una specie di mitologia aristocratica; Aristotele divinizzò l'intelletto agente; l'età moderna si interessa prevalentemente alla natura come unica realtà e cade nel materialismo; l'idealismo vuole sconfiggere il materialismo, ma cade nel panteismo.
Per Mario Sturzo, bisogna avanzare, ma nella stessa direzione segnata dalle conquiste del medioevo
2.3 L'essenza della libertà
Come per il concetto di verità si è detto che non può essere assoluta perché l'uomo è contingente, allo stesso modo deve dirsi della libertà, sempre relativa, mista com'è a necessità, e tuttavia tale da rendere l'uomo padrone dei suoi atti e soggetto di responsabilità.
Ma ciò può affermarsi in base alla relazione inscindibile di immanenza e trascendenza, di contingente e necessario, di finito e infinito, sicché verità e libertà relative richiamano necessariamente, dall'altro capo della relazione, la verità e la libertà assolute.
Dall'acquisizione della dottrina neosintetica sturziana scaturisce un'antropologia integrale, secondo cui, in rapporto ai fattori condizionanti, l'uomo " reagisce sinteticamente, come sensitivo, appetitivo, intellettivo e volitivo" .

" L'uomo non è un assoluto; non è assoluto né il suo conoscere né il suo volere, né,
in generale, il suo essere. E' invece relativo e limitato… Il qual fatto, se mette l'uomo
nel posto che gli compete, non fa di lui una pura molteplicità; e l'uomo resta unità nella
molteplicità, ma resta uomo conoscente e volente, il quale, nei limiti segnati dalla sua natura,
come conoscente e volente, domina la sua sensitività e regola la sua spiritualità in modo da non
essere mai estraneo alla prima, né pienamente arbitro della seconda " .

Per Mario Sturzo la persona è al centro della vita morale, ed è radice e fondamento della libertà. Egli critica sia la dottrina rigidamente deterministica della libertà, propria dei positivisti, sia quella opposta indeterministica, degli idealisti.
La dottrina di Sturzo, per la rivendicazione dell'unità della persona , si può avvicinare alla teoria moderna della gestalt, e come in questa c'è tutta una polemica contro il comportamentismo, così il pensatore siciliano, in nome del nuovo sintetismo, svolge un'aspra e costante polemica contro la dottrina delle facoltà ,contro il separatismo,contro l'analiticismo.
Il problema non si risolve negando ogni facoltà, come fece il Gentile, ma ponendo il soggetto come unità-molteplicità.
Anche dalla teoria scolastica, che pur ha avuto giuste intuizioni, bisogna avere il coraggio di togliere qualche ramo secco, e cercare di storicizzare, come comprese S.Tommaso.
Per specificare il concetto di libertà, Mario Sturzo ritiene che prova soddisfacente di essa non è possibile, se prima non si prova che la funzione volitiva implica il potere di inibizione, di valutazione, d'autodeterminazione, che sono, in qualche modo, simili ai tre momenti della scelta indicati dagli antichi, e cioè: la intentio, che è l'attenzione rivolta all'oggetto, riconosciuto come buono; la deliberatio, che riguarda la scelta dei mezzi e dei tempi opportuni; e la electio, che indica la scelta vera e propria.
Come si vede, qui vengono scissi i momenti del processo deliberativo in modo simile ai fotogrammi di una pellicola cinematografica, che poi solo nel movimento acquistano la loro vera vita. L'esigenza del neo-sintetismo è quella di legare in uno e far scaturire questi momenti dal rapporto teoretico-pratico, di immanenza e trascendenza, proprio della nostra personalità, con tutte le nostre aspirazioni e inclinazioni affettive. La persona umana si esprime sinteticamente nell'atto morale, ma non c'è moralità senza libertà, e non c'è libertà se viene a mancare la razionalità. Ora, la scelta libera e razionale si esercita proprio in rapporto ai beni contingenti. Per questo aspetto Sturzo cita opportunamente S.Tommaso.

" Infatti in cose contingenti la ragione ha la via aperta verso termini opposti…
Ora, le cose particolari da farsi sono contingenti, quindi il giudizio della ragione
rimane aperto verso soluzioni opposte, e non è determinato a una sola. E' neces-
sario pertanto, che l'uomo possieda il libero arbitrio, proprio perché egli è
ragionevole " ( Th. I, q. 83, 1. C).
" Ogni radice della libertà risiede nella ragione " ( Th. De veritate, q. XXIV, art. 2) .

Ma tuttavia egli vuole guardarsi da ogni determinismo intellettualistico, verso cui porta anche il ragionamento tomista: " S. Tommaso cerca la prova della libertà nella razionalità, e fa bene…Però se l'atto volitivo è del razionale, non dovrebbe dirsi che l'uomo vorrà sempre il bene prevalente? " . Come si spiega allora che: video bona ,meliora, proboque; deteriora sequor!
Se razionalità equivale a necessità, allora solo il Sommo Bene in cielo è voluto necessariamente; la libertà umana ha luogo solo circa i beni contingenti. Ma per questo occorre una teoria della persona, in chiave neo-sintetica!
Il problema diventa pertanto quello della conquista della libertà, della liberazione, e poiché la persona non è una monade, ma vive e si forma insieme con gli altri, per il principio di rapportualità,la questione diventa educativa, sociale, politica, ecclesiale, soprannaturale, a cui il vescovo dedicò tanti altri pregevoli scritti, che si legano strettamente alle opere e alle riflessioni del fratello Luigi.

3.1 Verità e Libertà secondo Luigi Sturzo
In un passo interessante per il rapporto tra verità e libertà, Luigi Sturzo scrive: " La libertà è come la verità: si conquista; e quando si è conquistata la si riconquista; e quando mutano gli eventi e si evolvono gli istituti, per adattarla si riconquista. E' un perenne gioco dinamico, come la vita …" .
E ancora: " La libertà è come l'aria: si vive nell'aria; se l'aria è viziata, si soffre; se l'aria è insufficiente, si soffoca; se l'aria manca si muore. La libertà è come la vita; la vita è presente in tutti gli atti, in tutti i momenti; se non è presente è la morte. La libertà è dinamismo che si attua e si rinnova; se cessa l'attuazione e il rinnovamento, vien meno il dinamismo. Perciò è vera la frase ottocentesca: La libertà si attua ogni giorno, si difende ogni giorno, si riconquista ogni giorno" .
In questi passi esemplari per ardore partecipativo e per efficacia espressiva, Sturzo istituisce una similitudine tra: libertà, verità e vita.
E' chiaro che egli intende questi concetti nell'ambito della concretezza storico- politica, che è quello più propriamente suo; di una politica, però, che non si riduca a semplice tecnica, ma che sia sintesi di teoria e prassi, che salvaguardi i diritti primari e inviolabili della persona umana: e questo, secondo Sturzo, nell'orizzonte culturale della sua filosofia storica o della sua sociologia storicistica ( non inganni l'aggettivo, perché l'ispirazione è profondamente cristiana!), nel dinamismo dualistico del rapporto tra immanente e trascendente, tra umano e divino.
Ma, nello stesso tempo si afferma la distinzione, che non vuol dire separazione, fra ordine spirituale e ordine temporale, fra religione e politica, fra Chiesa e Stato, per il cui rapporto Sturzo rigorizza i concetti di : Dualità- Dualismo- Diarchia.
.
" " Date a Cesare quel ch'è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" . Questa concezione
è stata alla base dell'esperienza cristiana; ogni volta che di qua e di là si sono voluti
passare tali limiti, si sono violate le leggi della natura e quelle della rivelazione. La
dualità non significa dualismo, non può arrivare al dualismo; non è sempre diarchico,
ma diviene diarchia: è la storia di duemila anni quella che abbiamo schizzato.
La diarchia ammette una graduazione di poteri, un'unificazione di tendenze, di
realtà e di fini; la dualità postula una sintesi; il dualismo invece è un momento più
o meno transitorio di lotta. Secondo le epoche e secondo le posizioni storiche dei vari
popoli, abbiamo tutte e tre tali esperienze nei rapporti fra chiesa e stato " .

Per la stessa esigenza egli ci tiene a distinguere il partito dalla religione.

" E' superfluo dire perché non ci siamo chiamati partito cattolico: i due termini
sono antitetici; il cattolicesimo è religione, è universalità, il partito è politica, è
divisione " .

Il partito è una determinazione della società e deve riconoscere pertanto le altre istituzioni, gli altri partiti, con i quali all'interno dello stato, deve confrontarsi dialetticamente ( l'avversario politico non è il nemico da distruggere), per una sintesi costruttiva, a livello di maggioranza di governo, che deve operare per il bene comune.
Sturzo è pertanto per la libertà dei partiti e per la loro pluralità; e se combatte la partitocrazia, è solo quando i partiti, non volendo restare nel proprio ruolo, tentano di assumere altre funzioni che non sono le proprie, e pretendono il monopolio delle decisioni politiche.
Qui Sturzo precisa due concetti fondamentali di ogni democrazia politica, e cioè il concetto di limite che deriva da quello di relativo, e che soli possono segnare i confini tra partito, parlamento e governo.

"… dal primo all'ultimo punto del nostro programma ogni affermazione non è mai
assoluta, ma relativa, non è per sé stante condizionata, non arriva agli estremi ma
tiene la via del centro… E la ragione di questa posizione teorica ha la sua origine in un
presupposto che caratterizza la ragione etica della vita quale la vediamo al lume del cristianesimo:
noi neghiamo che nella vita presente si possa arrivare ad uno stato perfetto, ad una conquista
definitiva, ad un assoluto di bene… e questo ci dà il senso di relatività, che incentra i problemi, e
non li fa come per sé stanti, come fini assoluti da dover raggiungere per un logico predominio
e per una ferrea legge" .

Relativa, quindi, la concezione della libertà politica; relativo il concetto di verità storica: simile in questo al principio rapportualistico nella concezione neo-sintetica del fratello Mario.
Ma, come abbiamo più volte ribadito, la concezione degli Sturzo non è affatto relativistica, perché per loro il relativo è concepibile solo in rapporto all'assoluto, è sempre rapportuale; anzi, la loro concezione ci permette di non scambiare la verità storica ed esistenziale con quella universale e assoluta, garantendo la sua trascendenza e inesauribilità, pur presentandosi sotto forma personale e storica. La verità e la libertà vanno sempre conquistate nella ricerca assidua e responsabile.
Da ciò deriva, per Luigi Sturzo, durante il periodo dell'esilio, la sua lotta continua contro l'assolutismo, rappresentato dal fascismo, dal nazismo e dallo stalinismo; e poi, dopo il suo ritorno in patria, la instancabile battaglia contro lo statalismo, che rappresenta il processo involutivo dalla democrazia sociale .
Nell'ambito dei concetti di limite e di relativo si inquadra pure il federalismo di Luigi Sturzo, proclamato fin dall' Appello al paese (1919) quando ribadiva la ferma volontà di sostituire " ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale … uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private ". Tali idee si rafforzarono nello statista siciliano nel corso dei lunghi anni di esilio passati in nazioni di consolidata tradizione federalista, come l'Inghilterra e gli Stati Uniti d'America. Ma egli non fu pienamente ascoltato dai Costituenti, che nel 1946 introdussero la distinzione tra regioni a statuto "speciale" e regioni a statuto "ordinario", che a Sturzo parve discriminazione ingiusta e deleteria, come poi i fatti successivamente hanno dimostrato!
Ricaviamo i concetti di verità e libertà, di limite e relativo da alcune opere fondamentali di Luigi Sturzo, quali : La Comunità internazionale e il diritto di guerra (1928)- Società. Sua natura e sue leggi (1935)- Politica e morale (1938)- Chiesa e Stato I, II (1939). Ma l'opera in cui egli esprime forse in modo più maturo i motivi ispiratori del suo pensiero e della sua azione è: La vera vita. Sociologia del soprannaturale (1943, 1960), dove Sturzo in pagine decisive spiega l'inserzione del soprannaturale nell'immanenza della storia, e l'indissolubile intreccio di immanenza e trascendenza che caratterizza la persona umana.
Qui egli getta le basi della sua Nuova sociologia storica, su fondamenti teoretici, filosofici e teologici, dopo avere radicalmente criticato l'impostazione positivistica. Principalmente due sono gli errori dei sociologi positivistici:

" quello di eliminare o minimizzare la libertà dell'individuo e l'altro di abbandonare
ogni idea del soprannaturale; ond'è che la religione, come fatto sociale, è da loro ridotta a puro
naturalismo o a un moralismo politico che si risolve a vantaggio della classe dominante. Tali
errori derivano dal considerare la sociologia come scienza sperimentale del fatto esterno,
eliminando tanto la filosofia come costruzione metafisica quanto la storia, come processo interiore
della società. Lo strano si è che tali sociologi credono che il loro studio dei fatti, il loro sperimen-
talismo, sia veramente critico e possa arrivare, per via di confronti e di statistiche, a formulare
leggi sociologiche. In tanto può esservi critica in quanto si appoggia su principi che guidano le ricerche
e le valutazioni e questi siano ben stabiliti sopra la certezza della verità " .
Se la verità è sempre storica e relativa, dove la coscienza collettiva attinge la verità e la libertà universali e assolute, verso cui è naturalmente orientata?
L'universale cui aspira l'umanità, risponde Sturzo, non poteva essere concepito e affermato che attraverso una religione universalizzante.
" La religione è insieme filosofia, etica e storia. Questi tre aspetti del pensiero e dell'attività
umana non sono separabili: il pensiero tende alla verità; la volontà illuminata dalla verità
tende al bene; il bene da realizzarsi spinge all'azione. La storia, che è attività convergente
di sforzi associati, non è mai senza pensiero-verità, né senza volontà-bene. L'espressione tra-
scendente della verità pensata e del bene voluto è la religione; così non c'è storia che non
realizzi i valori religiosi, non c'è popolo, non c'è civiltà senza religione " .

4- Il " Carteggio": Un dialogo continuo tra i due fratelli Sturzo

Abbiamo accennato alla grande importanza che riveste l'Epistolario dei due fratelli Sturzo, per un riscontro filologico puntuale delle loro opere, dei loro pensieri e soprattutto del loro progetto religioso, culturale e politico.
In ogni lettera non mancano, com'è naturale, gli aspetti affettivi di toccante umanità. Scrive Mario:
" Come mi è dolce, dopo tanti anni di comunicazioni quasi sempre a mo' di telegrammi,
e sopra tutto, nell'ansia del lavoro premente, ricevere delle lettere che son tranquille e
affettuose conversazioni, benché velate di mestizia. Ma la tua è una mestizia che edifica,
perché santificata dalla carità di Cristo, e rende anche pensosi. Com'è inadeguato tutto
ciò che non è per Dio! E come è misera la terra, che pure tanto amiamo e alla quale siamo
tanto attaccati ! Dacché sei a Londra, questa nota di mestizia insapora le mie povere preghiere
e rende desiderato il tempo che passo in cappella, più desiderato del solito " .

Qui ancora il vescovo Mario spera che il fratello possa ritornare in patria, e vuole illudersi che siano veramente motivi di studio quelli che lo hanno spinto, per consiglio delle autorità ecclesiastiche, a recarsi all'estero; ma ben presto dovrà disilludersi!

" Penso che hai scelto Londra più che altro per ragioni morali … Quasi sento la tentazione
di venirti a trovare. Certi momenti , pensando a te, mi commuovo. Com'è difficile che i
grandi ideali si attuino! Ma com'è amaro lottare contro la incomprensione degli uomini !
Poi penso che tu sei più forte degli eventi: Li hai sempre dominati, o, almeno, non ti sei
fatto travolgere dagli eventi contrari " . " Pensa, caro fratello, che il Signore ti ha dato 10 talenti
affinché gliene riporti venti. Tornerai al tuo lavoro, spero presto…La patria guarda a te con ansia
trepida, e ti aspetta…" .

Luigi spesso si abbandona alla nostalgia dei ricordi: rivede la festa dell'Immacolata a Caltagirone con la suggestiva processione, o la festa della Bambina, Patrona del Seminario, o la processione del Cristo morto, e gli sembra di essere là, a Caltagirone, in mezzo agli amici e con la folla dei suoi ricordi! A volte, sente perfino i profumi della sua terra: l'odore della citronella del loro giardinetto, il profumo del gelsomino, che in quei posti d'esilio non odora quasi affatto! Ricorda il lago di Pergusa: - che posti! E che sole! Qui ci manca il sole, specialmente in questa primavera fredda-.
Ma quello che più emerge è il dibattito ininterrotto di due forti intelletti, e su questioni importanti, di filosofia e di storia, di Chiesa e di fede, di estetica e di mistica, di via alla santità e di impegno sociale, sempre protesi alla ricerca della verità.
Ci sono passi decisivi in questo ricco Carteggio, per capire attraverso il dibattito filosofico sul Neo-sintetismo di Mario, e sulla Antropologia sociale di Luigi come il loro principale problema è quello del rapporto fra Cristianesimo e modernità, che è poi il problema principale della Rerum Novarum. Qui Mario si rivela filosofo precursore; e Luigi, politico e sociologo dell'avvenire.
Personalità d'eccezione, i due fratelli Sturzo, animati da una fede grandissima, ritenevano di operare intensamente per il rinnovamento, in parallelo, della città dell'uomo e della città di Dio, che inizia nella storia con la Chiesa, che l'una non avanza senza che progredisca anche l'altra, come nell'uomo anima e corpo non sono disgiunti, distinti senza essere separati, come immanenza e trascendenza si illuminano a vicenda..
Conoscevano molto bene S.Tommaso, ma non vollero restare ingabbiati nel razionalismo scolastico. Luigi, che all'estero apprezzava Henri Bremond e Maurice Blondel e li indicava insieme con altri intellettuali e pensatori al fratello Mario, viene considerato dal De Rosa come l'ultimo agostiniano: " l'ultimo grande esempio di una cultura politica e religiosa mediterranea, ricca di luce interiore, luminosa nella sua visione rassicurante del rapporto di Dio con l'uomo; cultura, che non solo alla mistica, ma anche alla politica assegnava una dignità elevatissima, di promozione insieme dell'intelligenza civile e spirituale. Non può destare meraviglia che egli pensasse che la città potesse avvicinarsi a Dio non attraverso la catastrofe cosmica, ma attraverso una progrediente illuminazione mistica, attraverso il dilatarsi di una grande luce di carità, che avrebbe alla fine oscurato e cancellato il male " .
Vanno viste in questo quadro, non come un'evasione, ma come via per arrivare a Dio, gli interessi che i due fratelli coltivarono per la mistica. Di Mario, si veda ad esempio una delle sue ultime magnifiche pastorali: Il santo raccoglimento (Tipografia Editrice Piemontese, Torino 1939); divisa in tre parti: I- Il raccoglimento di primo grado. II- Il raccoglimento ascetico o di secondo grado. III- Il raccoglimento mistico o di terzo grado; e di Luigi : Il ciclo della creazione da Dio a Dio.Tetralogia cristiana, poema drammatico in un prologo e quattro azioni, pubblicato a Parigi nel 1932, e di cui Luigi Sturzo stesso dà la migliore interpretazione in una lettera al fratello:

" Oggi ho ripreso in mano la Tetralogia. A me sembra che tutte le altre azioni sono
in funzione dell'ultima; e quindi occorre rifarsi a questa. Prima di rivedere la concezione
estetico- drammatica occorre riesaminare la sostanza mistico-teologica. A me sembra che la
fine del mondo non possa concepirsi come un evento storico che metterebbe fine alla storia;
né come un processo fisico-cosmico che metterebbe fine alla vita; né come un atto negativo
della Divinità che distruggerebbe la sua creazione; ma solo come un'epifania mistica, cioè il
culmine della lotta fra il male e il bene, e il loro coronamento di giustizia e di rivelazione dell'altra vita.
Proprio come è dato dal Nuovo Testamento nel suo doppio carattere escatologico e simbolico " .

Anche qui scegliamo due piste tematiche nell'immenso Epistolario: la Verità e la Libertà, intorno alle quali questioni decisive si svolge un lungo e articolato dibattito, che poi confluisce nelle loro opere a stampa.
Si parte dal problema della conoscenza; per Mario, solo in senso astratto la verità è per l'uomo equazione conoscitiva assoluta, perché in concreto le nostre conoscenze sono relative; la formula degli scolastici dice che la verità è: adaequatio rei et intellectus, " ma l'intelletto è quello divino" ; per l'intelletto umano, in concreto l'equazione non può essere che relativa. Tale l'equazione, tale la verità. Però, il fatto che non ci si accontenti di verità parziali, e sempre si cerchino altre verità, si spiega con la presenza dell'assoluto, infatti è impossibile riconoscere una verità relativa, senza porre nello stesso tempo la verità assoluta. E questo è stato il compito del Neo-sintetismo ( sitetismo che non è quello di Kant, perché è appunto di tipo nuovo), in quanto ha rigorizzato il rappoto di immanenza e trascendenza. Su questo non c'è dissenso fra i due fratelli; la diversità invece sta nella ermeneutica della presenza immediata e intuitiva della verità assoluta che rende veritativi gli atti del conoscere: è il perenne problema dell'ontologismo o la polemica circa il sapere originario. Mario ritiene che verità per sé note non se ne danno, che nulla c'è fuori dell'atto conoscitivo; ma è chiaro che il "suo" Conoscere è rappotuale, e quindi la sua dottrina non è d'accordo né con la teoria della illuminazione, né con la teoria della adaequatio rei et intellectus .
Luigi insiste sul valore della intuizione, sul per sé noto, tanto che suscita il rimprovero del fratello che lo taccia di eclettismo! ( lett. n°355). Egli che vive all'estero ed è più aperto alle sollecitazioni di nuovi filosofi e scienziati, così risponde:
" Tu credi che io attraversi un'ora di eclettismo, no di certo; io cerco di penetrare alcuni
elementi della conoscenza sintetica, e di metterli in rapporto col neo- sintetismo: quali sono
l'intuizione, l'irrazionale nella conoscenza e il misticismo naturale E poiché questi elementi
trovo sviluppati nella cultura inglese e francese di oggi, cerco di darvi un valore e di darmi
una spiegazione. A me sembrava che il tuo neo-sintetismo si prestasse molto…Ho ripreso in
mano il tuo Neo-sintetismo e lo rileggerò tutto pian piano sino alla fine. Ho preso pure il
Time and free will , Il tempo e il libero volere, di Bergson, saggio dei dati immediati della
coscienza . Ti ho parlato più volte di Prière et Poésie e di Poésie Pure di H. Bremond " .

I due fratelli sono d'accordo per un " relativismo temperato", che non è né scetticismo né eclettismo ( lett. n° 752 ).
In un'altra lettera Luigi precisa meglio il suo pensiero sul valore della conoscenza e sul criterio di verità; ed è interessante notare come il loro dibattito epistolare si arricchisca di connotazioni sempre più articolate e profonde.

" La verità, scrive Luigi, quella che si conosce come tale, è sempre verità cioè intera;
è il sistema entro cui essa è realizzata che ne attenua o ne falsa il valore. Io insisto
in questo rapporto fra la verità e il sistema. Non si dà verità fuori di un sistema, né si dà
sistema che non abbia alcuna base nella realtà. Il sistema è l'involucro relativistico della
verità, cioè è la rapportualità organizzata. Tale organismo può avere punti erronei e punti
veri, ma la verità, come verità, se è tale, è totale, altrimenti non è…Se mal non ricordo queste
mie idee sono tue, perché nei tuoi scritti c'è il germe da sviluppare. Il fraseggio è mio,
ma credo che l'originalità sia tua"

Come si può vedere c'è un accordo dialettico profondo, ciascuno comunica all'altro le proprie esperienze, le proprie letture e riflessioni, arricchendo la propria inconfondibile personalità.
Lo stesso può dirsi per il problema della libertà: il dibattito epistolare conferma quello che è stato detto, prendendo in considerazione le opere maggiori dei due Autori.
Lettere interessanti, perché ci offrono squarci concreti di vita vissuta, come quando Mario riferisce al fratello di una lezione scolastica entusiasmante!

" Torno da scuola. Siamo alla Quarta sezione. S'è parlato della teoria di P. Zamboni
circa la genesi del concetto. Se avessi visto come vibrava la mia scolaresca ( son circa
venti). Immagina ciò che di più convinto e vibrante puoi; aggiungi che io ne ho ricevuto
vivo il riflusso; vibro ancora quasi giovenilmente…E' un piacere, sai, far così la scuola.
Ci si ringiovanisce " .
Il vescovo allega alla lettera un estratto di una precisazione già pubblicata sul Bollettino ecclesiastico, si tratta della:

" correzione a uno sgorbio delle nostre morali ( tutte) circa la classificazione del
segreto, dettata da me in una delle passate conferenze di casi morali,… che ho fatto
estrarre così, affinché sia inserita nei libri di testo. Ce ne vorrebbero molte di tali
correzioni… Ma, dice Lehmkuhl (1834- 1918) ( teologo tedesco, autore fra l'altro di
una Teologia morale cattolica e del suo studio, del 1901), i teologi son come i somari:
vanno l'uno dopo l'altro, l'uno copiando l'altro. E dice verissimo"

5- A titolo di conclusione

E' bene ribadire qualche risultato sulla necessità e fecondità di uno studio comparato del pensiero e dell'opera dei due fratelli Sturzo.
Abbiamo più volte sottolineato come in loro c'è un chiaro progetto di rinnovamento religioso e civile, che abbraccia globalmente gli aspetti culturali, filosofici ecclesiali, socio-politici, estetici etc.; e che si lega, non solo idealmente, a quello risorgimentale di Rosmini e di Gioberti ; e più da vicino, agli aspetti innovativi della Rerum Novarum di Leone XIII.
Come il progetto dei cattolici Gioberti e Rosmini, rispetto a quello liberale, è stato un " sogno infranto", ma solo momentaneamente, per contingenze storiche; così può dirsi del progetto di rinnovamento dei fratelli Sturzo.
Gli Sturzo sono stati due riformatori profetici, a cui furono tarpate le ali, ma che momentaneamente impediti, ritornano di attualità, come araba fenice, perché puntavano sul problema italiano (e non solo italiano), ancor vivo e attuale, del rapporto fra Chiesa e società civile, fra cristianesimo e modernità, per risanare quella acuta ferita, non ancora del tutto rimarginata, espressa nella pungente infettiva del Machiavelli, secondo il quale: questo dobbiamo alla chiesa cattolica , di averci fatti sanza religione!
Il legame fra Chiesa e società civile, così debole nella tradizione italiana, esige un nuovo tipo di cultura, filosofica, sociale, politica ; un rinnovamento religioso ed ecclesiale: questo intuirono i fratelli Sturzo, ancor prima del Vaticano II.
Il vescovo Mario Sturzo, avendo intuito i limiti di una riproposizione della filosofia scolastica, volle rinnovarla con la creazione di un nuovo sistema filosofico: il Neo-sintetismo, oltre alle proposte di rinnovamento degli studi del seminario, e della vita ecclesiale, come si evince dalle sue magnifiche pastorali.
Nelle opere di Luigi Sturzo si leggono intuizioni profonde di grande attualità, come nella vasta trattazione di Chiesa e Stato, in cui lo statista siciliano interpreta la storia millenaria del nostro paese alla luce del criterio gelasiano di dualità e diarchia.
Oppure in La vera vita. Sociologia del soprannaturale, in cui egli fa una diagnosi profonda del progetto laicista e della sua fallita opposizione rispetto alla proposta etico-religiosa.

" Si è creduto, egli scrive, e si crede ancora in vari campi che possa sostituirsi a questo
fondo etico -religioso una coscienza laica. Gli orientamenti generali più notevoli sono
stati, quello dell'umanitarismo basato sulla scienza ( positivismo); quello del monismo
idealistico, basato sulla filosofia dello "spirito" o "idea" ( idealismo hegeliano); quello
del socialismo basato sul materialismo dialettico, meglio indicato come marxismo " .

Si tratta della " caduta degli assoluti terrestri", che ripropone ineludibilmente la fondazione etico-religiosa di ogni progetto umano veramente innovativo, non nichilistico.

Salvatore Latora
[email protected]





Torna all'Indice delle News