Le Profezie di Don Sturzo
Per arrivare all'ideale di "one world" bisogna passare per lo stadio di "two worlds", come per arrivare all'attuale stadio di "two worlds" si è passati per lo stadio degli stati nazionali; come per arrivare agli stati nazionali si passò per le monarchie e i principati locali, le città libere, i piccoli ducati e marchesati, nei quali era diviso il mondo del medio evo e della rinascenza fino alle rivoluzioni americana e francese. Il dinamismo dell'organizzazione politica del mondo non può essere fermato a volontà; esso è insito al moto interno della sociabilità umana. e si svolge secondo il grado di civiltà e i mezzi normali, alterando i costumi, le leggi e la forza. Sta agli uomini civili dare la preponderanza alla ragione più che all'istinto, e superare la fiducia cieca che si ha nella forza accettando il responso della legge morale. "One world" è oggi un bel sogno che è realizzabile solo in un lontano domani; bisogna avervi fede, in quanto grande ideale, che solo potrà realizzarsi se gli attuali componenti del futuro "one world" abbiano anche la medesima fede nei valori morali della società (che sono effettivamente valori cristiani) e nella preminenza della giustizia sulla utilità e della legge sulla forza. Solo così sarà evitata una prossima e lontana terza guerra mondiale.
Aprile 1948
Purtroppo, da parte dell'impresa libera non si è avuta una chiara concezione dell'apporto etico della scuola cattolico-sociale, della importanza dell'insegnamento papale che spinge il capitalista a cercare la collaborazione di classe insieme alla integrazione delle esigenze dell'altra parte. Il cammino verso la completa intesa dei fattori della produzione è assai difficile. Oggi si punta troppo sul gioco di forze antagoniste e sopra un interventismo statale che tende a dare in mano alle burocrazie l'economia del paese. Tutto ciò è contrario sia allo spirito cristiano che agli interessi nazionali, e rende più costosa e meno efficiente l'elevazione del lavoratore. Quanto vo scrivendo potrà suonare incomprensibile a certi sindacalisti di oggi che, sotto la pressione delle masse attratte dalla demagogia comunista, vorrebbero bruciare le tappe e conseguire subito e stabilmente un benessere che né le condizioni internazionali nè quelle speciali del nostro paese possono consentire; mentre d'altra parte, cercando di eliminare dalla vita economica tutti i rischi e tutti i dislivelli, essi tendono inconsciamente a sopprimere quella responsabilità personale, che è il presupposto dei diritti e dei doveri dei componenti una vera comunità civile e cristiana.
Il Mattino, 12 maggio 1951
Gli industriali del nord si debbono persuadere che senza un mezzogiorno industrializzato, sia pure gradualmente e con industrie adatte alle economie locali e ai mercati specifici, l'Italia non potrà risorgere e mettersi in sesto. I meridionalisti dall'altro lato, e tutti i meridionali coscienti debbono comprendere che è loro interesse organizzarsi, mettere fuori i capitali (tenuti al sicuro nelle banche e investiti nei buoni del tesoro), prendere iniziative e assumere le responsabilità. Deve essere di regola che il ricorso al governo va fatto per integrare e consolidare l'iniziativa privata, non per surrogarla e soppiantarla, come si fa oggi in certi settori.
Il Globo, 25 maggio 1951
"E' stata, in questo dopoguerra, una jattura per la nostra Patria che Parlamento e Governo, i soli organi statali responsabili di fronte alla nazione, abbiano permesso non solo l'ingerenza irresponsabile dei partiti e dei sindacati nelle delicate funzioni del potere legislativo; ma anche tollerato quel continuo prevalere che costituisce una vera partitocrazia, e in molti casi anche una sindacatocrazia".
Il Giornale d'Italia - 20 ottobre 1956
"Nenni non si immagina affatto - come molti altri socialisti di tutte le denominazioni, compresi certi cosiddetti "cristiano-sociali" e "basisti" della D.C. - che ogni nuova socializzazione, ogni forma di dirigismo, ogni iniziativa di interventismo statale nel campo dell'economia, porta una o più o meno sensibile svalutazione monetaria".
Il Giornale d'Italia - 14 novembre 1956
"I socialisti unificati, invece di seguire la politica saggia della libertà economica, ripeteranno quel che hanno promesso: socializzazione, pianificazione, lotta contro il capitalismo privato passandolo allo stato o a nuovi enti del tipo dell'IRI o dell'ENI o del Poligrafico; credendo, per ignoranza o per infatuazione, che lo Stato diventerà un nuovo re Mida capace di convertire in oro tutto quel che tocca. Al contrario quanto lo stato (socialista o no) avrà sottratto all'attività privata, sarà convertito in carta straccia".
Il Giornale d'Italia - 14 novembre 1956
"Il futuro Ministero delle Partecipazioni Statali sarà una manna inaspettata per il nido dei socializzatori. L'IRI, l'ENI, la RAI, l'IMI sono cittadelle da conquistare; non pochi dirigenti politici rivedono gli obiettivi, e intanto corrono per le bocche degli iniziati liste di nomi di futuri amministratori, direttori, gestori e così via".
Il Giornale d'Italia - 2 dicembre 1956
"La missione del cattolico in ogni attività umana, politica, economica, scientifica, artistica, tecnica è tutta impregnata di ideali superiori, perché in tutto vi si riflette il divino. Se questo senso del divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l'economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo e al marzismo; l'arte decade nel meretricio".
Il Popolo - 16 dicembre 1956
"La Democrazia Cristiana di oggi si è posta, in quanto partito, il problema dell'unità politica dei cattolici. Ma così essa è diventata debitrice dell'Azione Cattolica. Con questa premessa ha dovuto accettare di essere non un partito, ma un coacervo di partiti: c'è la consorteria di Fanfani, quella di Enrico Mattei, quella della Base, ecc. Con queste consorterie mi stanno rovinando anche il Mezzogiorno. Per combattere il comunismo di Mosca è stata creata la Democrazia Cristiana con la premessa dell'unità dei cattolici, che è quella che vediamo oggi. Il Partito Popolare non si fece né fu concepito con questi presupposti. Pazienza, non mi hanno letto, non mi leggono né mi leggeranno! Mito dello stato collettivo, mito del proletariato innocente, portatore della verità, mito del benessere a basso prezzo; sono tutte bende, tutte bende pesanti: quando cadranno sarà un tonfo!"
In G. De Rosa, "Sturzo mi disse", p. 60 - 22 maggio 1957
"Il comunismo è uno di quei miraggi che non si possono realizzare e non si realizzeranno mai, neppure se attuato con la violenza e mantenuto con la forza. Il socialismo di Stato, che ne è una fase precedente, suppone la soppressione della classe padronale il cui posto verrebbe preso dallo Stato. I tentativi infine di uno stadio di transizione quale quello di una socialdemocrazia o socialismo democratico che lasci coesistere l'iniziativa privata con le socializzazioni di uno Stato (le più notevoli sono quelle inglese e italiana), non servono ad altro che a creare squilibri e discrasie, con danno non solo dell'economia nel senso più largo della parola, ma anche dell'efficienza politica dello Stato".
Il Giornale d'Italia - 23 ottobre 1957
"La stessa DC, che da anni detiene il potere statale da sola o con altri, non ha purificato il sangue infetto di un certo imprecisabile statalismo, forse per incapacità critica, forse per opportunismo, un opportunismo di corta veduta. Se le sinistre arrivassero al governo gli attuali responsabili della vita pubblica, DC e non DC, si accorgerebbero troppo tardi di avere essi stessi aperto la porta al nemico. L'ipotesi deve far tremare certi miei amici, forse statalisti per rassegnazione".
Il Giornale d'Italia, 15 gennaio 1958
"Oggi, che può dirsi tassata anche l'aria che si respira, non ha importanza quale sia l'aumento fiscale; tutte le tasse si ripercuotono sui prezzi. Siano piccoli o grandi aumenti, dai francobolli ai telefoni; dalle linee tranviare alle ferrovie; dai materiali di fabbricazione alla mano d'opera; dal costo del denaro ai prodotti di mercato, si vedrà l'inutilità finale di tutti gli aumenti di tasse e stipendi che si lideranno, dando luogo, fra qualche tempo, a novelle richieste di aumenti salariali, nuovi scioperi, nuovi atti di forza della massa e nuovo cedimento del potere pubblico, e con diminuzione del potere di acquisto della nostra moneta.
......La moneta? Vada pure al diavolo. La crisi delle borse? Affari da borghesi. La produzione diminuisce e aumenta il costo della manodopera? Tanto peggio, tanto meglio. La scelta che si impone a tutti i Paesi civili è oggi fra economia di mercato con tutti gli inconvenienti che comporta ed economia statalizzata con i suoi deleteri effetti. Andate a Berlino per vedere la differenza fra le due economie: Berlino Ovest, mercato libero e prosperità; Berlino Est, socialismo, comunismo e miseria; si potrebbe dire "comunità e socialità della miseria".
Il Giornale d'Italia - 23 gennaio 1959
"Certi giornali filo DC hanno accusato gli industriali di lasciare giacere il denaro invece di prendere iniziative produttive; è facile fare della demagogia, quando fin oggi la politica italiana filosocialista ha scoraggiato l'iniziativa privata. Non ripeto quello che scrissi nel mio articolo "Ridate fiducia". Vi è rapporto obbligato tra fiducia nell'avvenire e maggiore iniziativa; tra libertà economica e maggiore iniziativa; tra fiscalità e maggiore iniziativa; certe regole non possono essere violate impunemente".
Il Giornale d'Italia - 9 aprile 1959
"....Guardate bene ai pericoli delle correnti organizzate in seno al partito; si comincia con le divisioni ideologiche; si passa alle divisioni personali; si finisce con la frantumazione del partito".
Luigi Sturzo "L'appello dei senatori DC" - Il Giornale d'Italia - 21 luglio 1959
"Ed ora la mafia diventerà più crudele e disumana, e dalla Sicilia risalirà l'intera Penisola per forse portarsi anche al di là delle Alpi".
7 agosto 1959
SIATE VOI STESSI!
"Ho avuto sempre fiducia (e quindi speranza) nell'avvenire; un avvenire prossimo o remoto, che si realizzi me vivente o quando le mie ossa riposeranno in un cimitero, non importa; perché ho sentito la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza. Io credo nella provvidenza divina. Sono certo che la mia voce, anche se spenta, rimarrà ammonitrice per la moralità e per la libertà nella vita politica: una voce contro lo statalismo, contro la demagogia, contro il marzismo. Spero che i cattolici riprendano coraggio, senza bisogno di mutuare dai socialisti idee sociali ed etiche delle quali questi ultimi ignorano il valore, senza bisogno di cercare a sinistra alleati infidi né a destra collaboratori malevoli; ma curando di essere se stessi, affrontando le difficoltà che la vita stessa impone e soprattutto correggendo certi errori del recente passato che ne hanno alterato la linea".
Luigi Sturzo
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Pubblicato su: 2002-05-06 (7164 letture) [ Indietro ] |