CISS: MONS. SANTO BELLIA: PIONIERE DEGLI STUDI STURZIANI (SALVATORE LATORA)
Postato il Lunedì, 25 gennaio @ 23:03:39 CET by palladino
Mons. Santo Bellia è stato un assiduo studioso di Luigi Sturzo, antesignano e divulgatore del pensiero e delle numerosissime opere del sacerdote politico calatino, che egli definì: il teologo della politica, riprendendo un’espressione che fu di Mons. F.Costa, assistente centrale dell’A.C.I.
Ha fondato qui a Catania il Centro di Sociologia e Pastorale “L. Sturzo” in via Caronda 102; ha diretto, praticamente per tutta la vita, la rivista, da lui fondata: «Incontro - Settimanale di analisi sociale, attualità e documentazione».
In riconoscimento di questi suoi meriti sturziani, proprio a Mons. Santo Bellia è intitolata la sezione catanese del CISS (Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo).Su “Rinascimento Popolare” ricordiamo gli articoli di mons. Bellia:Internazionalismo senza più guerre – Educare alla pace
( rispettivamente nei n.ri: 2002, 1 e 2003,3).
Oltre ai numerosissimi articoli di argomento sturziano, pubblicati su “Incontro”, su “Prospettive”, sul quotidiano “La Sicilia”, su “Rinascimento popolare”, ci ha lasciato diversi volumi che hanno avuto generale apprezzamento, oltre che dagli specialisti.
La prima consistente opera in volume di mons. Santo Bellia è quella che egli pubblicò nel 1956 per i tipi della Società Editrice Internazionale: «CHIESA E STATO nel pensiero di L.Sturzo», che porta l’autorevole presentazione del prof. F. Della Rocca dell’Università di Roma. In essa sono certamente confluite le esercitazioni e le sue tesi di laurea in S. Teologia e in Diritto Canonico.
Quest’opera che egli dedicò a don Luigi Sturzo, di cui si dichiara discepolo, oltre agli apprezzamenti del presentatore, ebbe lusinghieri giudizi da parte della stampa non solo cattolica; ricordiamo fra tutte, quello della “ Civiltà cattolica” del 6 ottobre 1956, che ritiene questo del rev. Santo Bellia «un ben accurato lavoro, in cui l’A. ci espone con una disamina sottile e penetrante il pensiero dello Sturzo sul delicato e arduo problema dei rapporti fra Chiesa e Stato. Il Bellia, dopo avere esposta con la maggiore chiarezza la posizione di don Sturzo sul menzionato problema, ne mette in rilievo l’originalità, il carattere sociologico, il metodo storicistico…L’opera del valoroso docente catanese è assai ben condotta e siamo sicuri che ha reso un gran servizio a quanti vorranno rendersi conto del valore di don Sturzo, quale sociologo. Il Bellia così contribuirà a diffondere le idee veramente geniali d’uno studioso così benemerito, del quale va orgoglioso il nostro Paese».
Su quest’ultima espressione avremmo da ridire, se è vero che “questo Paese” ha lasciato in oblio per molto tempo un geniale pensatore come Sturzo che, in effetti, a chi lo studia è molto di più di un sociologo, anche perché la sociologia che egli propone è del tutto diversa da quella positivistica delle schede dicotomiche di “vero-falso”!
Ne dà una prova il Bellia stesso quando afferma che questa nuova sociologia di Sturzo: «illumina di una nuova luce “storico- sociologica” i rapporti tra Chiesa e Stato: li mostra in una sintesi di Dualità – Diarchia. Chiesa e Stato sono in un rapporto di perenne dualismo, di tacito o aperto antagonismo. Chiesa e Stato reclamano il proprio potere: nasce così la diarchia che tende all’unificazione per risolversi in un nuovo dualismo, che, a sua volta, tende ad una nuova diarchia in un processo inesauribile e inarrestabile».
Sturzo, in maniera originale, ha così individuato il criterio interpretativo per leggere più di duemila anni di storia, allo scopo di formare le coscienze dei fedeli –cittadini, perché «sentano personalmente la missione di contribuire attivamente alla migliore soluzione del problema dei rapporti tra Chiesa e Stato nelle comunità nazionali e internazionali».
Scorrendo le quattro parti e i venticinque capitoli in cui si articola il volume, si vede come mons. Santo Bellia sottolinea l’originalità di don Luigi Sturzo nell’affrontare e chiarire temi come: “Forme sociali fondamentali e secondarie, loro autonomia e interferenza”- “Autonomia e limiti dell’Autorità ecclesiastica” – “La pena di morte nel sistema penale ecclesiastico” –“ Compiti e autorità dello Stato”- “ La sociologia di Sturzo ci aiuta a comprendere le teorie della potestà diretta, indiretta e direttiva della Chiesa in rebus temporalibus”.
Certo, chi studia tale problema non mancherà di operare un confronto con testi ormai classici, come quello di Arturo Carlo Jemolo, Chiesa e Stato in Italia. Dall’unificazione a Giovanni XXIII, Einaudi, Torino 1965.
(Interessante come Sturzo fece ritrattare a Jemolo certe sue affermazione che lo riguardavano e che mettevano in dubbio il suo antifascismo!).
E il volume di Sergio Romano, Libera Chiesa. Libero Stato?- Il Vaticano e l’Italia da Pio IX a Benedetto XVI, Longanesi, Milano 2005.
Questo per significare che gli studi sturziani sono in evoluzione; crediamo però che non si possono ignorare le opere di mons. Bellia .
Una seconda opera del Bellia è quella intitolata: «I cattolici nello stato democratico», Coletti Editore Roma 1964; con la presentazione di un altro autorevole lettore come, don Antonio Messineo SJ.
L’A., della poliedrica personalità di Sturzo, traccia con mano sicura due aspetti fondamentali: la figura di Sturzo come sacerdote e come teologo della politica.
Un profondo spirito sacerdotale animò il politico siciliano e fu sempre il motivo ispiratore di tutta la sua opera di pensiero e di azione; per questo la politica non può che essere teologica, cioè orientata al fine trascendente, come ora vedremo e per cui si giustifica la definizione di don Sturzo come “teologo della politica”.
«La politica intesa nella sua luce deontologica : quale ricerca e attuazione del bene comune… e che ha come fine immediato l’uomo nella sua individuale concretezza, nella sua proiezione sociale, non può che riguardare anche il suo essenziale rapporto teleologico con l’Assoluto. Essa quindi, inquadrata e indirizzata com’è –o meglio come dovrebbe essere- al fine ultimo non può rimanere esclusa dalla scienza teologica… La vita politica è la vita degli uomini in quanto cittadini: sarebbe ben strano che la teologia potesse studiare, illuminare e guidare l’agire degli uomini nella famiglia, nel lavoro, nella professione… ovunque tranne che nella politica: cioè in una attività necessaria, fondamentale, insopprimibile giacché tutti gli uomini sono chiamati a vivere come membri della comunità politica che essi esigono e costituiscono. Non è soltanto strano ma assurdo» (pp.29, 30).
Studiando Sturzo si resta ammirati per il rigore del ragionamento, dalle sicure basi culturali filosofiche e teologiche rifacendosi al pensiero dei suoi maestri come S. Tommaso, Spedalieri, Rosmini, Ventura, Toniolo, e aggiungiamo noi, il fratello Mario, vescovo di Piazza Armerina; si resta sorpresi per la precisa conoscenza della machina burocratica ed amministrativa che regola comuni, province e stato , ma tutti questi elementi non sono sufficienti a intendere la sua personalità se non si risalga alle sue profonde motivazioni religiose e alla sua vocazione sacerdotale: don Sturzo fu sempre e soprattutto sacerdote. Lo ricordano le numerose testimonianze di coloro che gli furono vicini, che restavano ammirati di come egli celebrava la S. Messa, e come, quando in ogni difficoltà di natura concreta egli si recava in adorazione dinanzi al Santissimo per trarne ispirazione e consiglio!
Il terzo volume che abbiamo ricordato è quello che porta il seguente titolo:SANTO BELLIA, «Luigi Sturzo Oggi -Lettere inedite dall’esilio», Editore: Centro di sociologia e pastorale “L.Sturzo”, Catania 1979.
E’ un volume che ha un precipuo valore didascalico, utilissimo per i giovani e non solo, che vogliono accostarsi al pensiero e all’opera di Luigi Sturzo ed avere informazioni sicure e di prima mano.
Il Bellia esordisce con due riferimenti precisi: la Gaudium et spes (n.75) e la esortazione apostolica di Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, in cui con giustificata insistenza si esortano i fedeli cristiani a curare l’educazione civile e politica, affinché tutti i cittadini e specialmente i giovani possano svolgere il loro ruolo nella vita pubblica, oggi tanto necessaria, anche se difficile ma insieme così nobile.
Se si scorrono i temi affrontati, si può agevolmente concludere che questo è un manuale utile per una seria formazione all’impegno sociale e politico: Che cos’è la politica? Sue difficoltà e amarezze- L. Sturzo teologo della politica- Breve presentazione delle sue principali opere- Gli ultimi appelli: Partiti e partitocrazia- Il tesseramento nei partiti- La riforma del sistema elettorale- Educazione civico-politica- Il problema meridionale- Appello ai Siciliani- per una spiritualità nella politica- L. Sturzo e il Concordato- Sturzo e il Fascismo- La pace interiore di Sturzo- Conclusione– BIBLIOGRAFIA.
Delle numerose e utili note esplicative, vogliamo citarne almeno due che riguardano aspetti essenziali validi anche oggi: una è tratta da Mario Pomilio e l’altra da Gabriele De Rosa.
Quella dello scrittore Pomilio, in aggiunta alla citazione del Bellia, noi la riscontriamo in: Scritti cristiani, Rusconi, Milano11979, p.63; essa riguarda il concetto di «laicità» sturziana:
«Nemmeno in campo cattolico, egli scrive, è stata intesa in tutta la sua portata l’indicazione di Sturzo quando, all’atto di fondare il Partito Popolare, escludeva che esso dovesse essere il partito dei cattolici e lo concepiva come un partito di cattolici che intervenissero a parità, cittadini tra cittadini, nell’opera di costruzione civile della nazione. Non più i cattolici schierati a difesa della Chiesa, ma operanti finalmente a pieno servizio della società: ecco il senso della laicizzazione introdotta da Sturzo nella politica dei cattolici e l’essenza, se vogliamo, d’una vera e propria rivoluzione che avrebbe dovuto essere bastante da sola a cancellare ogni residuo d’integralismo, che in effetti, presso i suoi interpreti maggiori- vedi De Gasperi- se n’è mostrata capace, e tuttavia non ha ancora prodotto i suoi effetti» (Nota, 4, p 125).
L’ altra citazione è ripresa dalla monumentale opera che De Rosa dedica a Luigi Sturzo:
«In questa Italia investita dai prestiti americani, che era entrata in una fase di espansione industriale a ritmi accelerati, quale non si era verificata in alcun periodo della sua storia più recente; che aveva scoperto, utilizzandola pienamente, la via facile e diretta dell’arricchimento attraverso la mano pubblica, che liquidata la breve stagione delle riforme per lo spezzettamento della terra aveva aperto la valvola dell’emigrazione del contadino meridionale verso le grandi aree industriali del Nord; che stava creando il più articolato e complesso sistema di clientelismo di massa della nostra storia, le prediche di Sturzo sembravano gli sfoghi di un irrimediabile nostalgico, fisso con la mente all’immagine di un’altra ormai impossibile Italia. La sua invettiva contro lo statalismo e la sua campagna per la moralizzazione pubblica raggiunsero livelli mai toccati per l’addietro, nemmeno nelle polemiche antigiolittiane. Quel rigore morale in Sturzo, che Salvemini aveva etichettato come cattolico-giansenista, ora farebbe pensare addirittura a una sorte di giacobinismo cristiano, tanto la sua è bruciante e senza cautele (o.c.pp. 467-468).
Come può vedersi, questi molteplici spunti di riflessione li abbiamo tratti da una rilettura, anche se rapida, dalle opere sturziane di Mons, Santo Bellia che a nostro avviso meritano di essere riprese. Quando gli inviammo le nostre opere riguardanti il rapporto culturale, oltre che affettivo fra Luigi Sturzo e il fratello Mario, vescovo di Piazza Armerina egli mostrò di gradirle, le recensì nella sua rivista e mi incoraggiò a continuare su questa via che apriva una nuova prospettiva di interpretazione.
SCHEDA CONOSCITIVA
Mons. Santo Bellia nacque a Camporotondo (CT) l’11/4/ 1926 e morì il 16/12 2003 all’età di 77 anni; fu ordinato presbitero il 24/10/1948 da Mons. Carmelo Patanè.
Dottore in S. Teologia e Diritto Canonico.
Nel 1955 fu nominato vice Rettore del Seminario Arcivescovile. Fu docente di Diritto Ecclesiastico in Seminario e all’Istituto S.Luca. Esercitò la professione di Avvocato della Sacra Rota nelle cause matrimoniali.
Avvocato della Sacra Congregazione per la Causa dei Santi.
Parecchie volte fu eletto Vicario distrettuale e membro del Consiglio presbiteriale. Membro del Direttivo della Commissione Presbiteriale Italiana.
L’1/9/1957 fu nominato Parroco in S.Maria della Mercede che resse fino alla morte. (Dal vol. di mons. Mauro Licciardello, Mementote praepositorum vestroum, Catania 2007).
Uno degli ultimi volumi:SANTO BELLIA, Luigi Sturzo Oggi,Lettere inedite dall’esilio, Editore: Centro di sociologia e pastorale “l.s.m.”, Catania 1979.
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