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SERVIRE E NON SERVIRSI a Caltagirone

Postato in Sedi del CISS

SERVIRE E NON SERVIRSI. LA PRIMA REGOLA DEL BUON POLITICO
SEMINARIO DI CALTAGIRONE DEL 11.4.2015
dal nostro inviato del C.I.S.S.

snsImportante pomeriggio di studi sturziano a Caltagirone, presso la Bibblioteca  comunale Emanuele Taranto, in occasione della presentazione del testo SERVIRE E NON SERVIRSI, Rubbettino editore 2015.

 Dopo il saluto delle Autorità comunali, il   dott. De Caro, Presidente dell'Istituto di sociologia Luigi Sturzo di Caltagirone, ha espresso la soddisfazione di aver organizzato questo evento culturale con il Centro Studi Luigi Sturzo-C.I.S.S., ringraziando il Presidente Gaspare Sturzo e Giovanni Palladino, per aver portato il tour culturale di presentazione degli scritti di don Luigi Sturzo anche a Caltagirone. Quindi ha auspicato,  per il prossimo futuro, una più stretta e organica collaborazione tra il suo Istituto di sociologia e il Centro Internazionale Studi Sturzo. Sono poi intervenuti quali relatori il magistrato Gaspare Sturzo, l'imprenditore Francesco Averna e l'economista Marco Vitale. Il primo, nella qualità di Presidente del C.I.S.S., ha sottolineato che deve essere creata un'intesa sinergica tra gli studiosi e le istituzioni  sturziane. Lo richiede questo tempo economico di stringenti difficoltà e la necessità di rendere più efficiente l'analisi del momento contingente secondo il metodo della Dottrina Sociale della Chiesa e politico del popolarismo sturziano. Nel merito del suo intervento, Gaspare Sturzo ha fatto un parallelo tra il discorso d'insediamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella del febbraio 2015 e un articolo di don Luigi Sturzo del settembre del 1946 sulla moralità' in politica. Così, oltre a rilevare l'attualità del pensiero sociale e politico di don Sturzo, e' emersa anche la necessità di contrastare la mala bestia della corruzione, che degrada la libertà del popolo a sudditanza mediante sottomissione della democrazia a potenti sistemi di controllo oligarchici. La corruzione, secondo Gaspare Sturzo, in quanto sottrae risorse alla produzione del Bene Comune, rende impossibile lo sviluppo e concentra le ricchezze verso coloro che in maniera egoistica sono produttori di male comune e gestori di interessi privati in contrasto con quelli della comunità.  Importante il parallelo fatto da Gaspare Sturzo tra cultura della corruzione e quella della legalità, riprendendo il pensiero di Papa Francesco. Entrambe, nelle dovute differenze dei mezzi, si infrangono nel fallimento dei loro fini, in quanto sono carenti sui precursori culturali, o meglio i valori condivisi di una comunità sociale che elabora principi di civile convivenza nel rispetto del prossimo e, per i cristiani impegnati nel sociale, in quell'elemento in più che è l'amore per il prossimo in cui si scorge il volto di Cristo sofferente. Infine, il richiamo sturziano secondo cui le azioni pubbliche, oltre  al controllo del parlamento e quello di legalità dei Giudici, richiede quello del popolo sorvegliante, impegnato attivamente, e nel concreto della propria vita, alla coerenza sui valori e principi di Bene Comune. Il dott. Francesco Averna, vicepresidente del Credito Siciliano, ha ricordato come la sua Banca sia l'erede della Cassa Rurale San Giacomo, nata dal genio imprenditoriale di don Sturzo. Ha evidenziato come questo strumento sia stato utilizzato dal sacerdote calatino per aiutare le famiglie, i contadini, gli artigiani e le piccole imprese edilizie del calatino che erano tagliate fuori dal credito nazionale. O meglio, la raccolta del risparmio locale concentrato in investimenti economici per lo sviluppo dell'imprenditoria locale, quale forma di attuazione delle sussidiarietà'. Ma Arena, citando la voce Mafia del Lessico STURZIANO, scritta da Gaspare Sturzo, ricorda che don Luigi fu il sindaco di Caltagirone che fece piazza pulita dell'accordo tra le Guardie Municipali e la mafia dei caprari che taglieggiava la popolazione rurale; fece esplodere lo scandalo dell'illecita assegnazione dell'appalto dell'illuminazione pubblica della cittadina calatina; nonché, nel dopoguerra chiese con forza quali fossero le ragioni della presenza dei mafiosi che stringevano Palermo, tra i corridoi del Parlamento e gli uffici ministeriali. Sturzo, per Arena, fu anche straordinario costruttore di opere pubbliche, ancora oggi esistenti nel tessuto storico della città. Quindi una testimonianza di capacità tecnica, amministrativa e di governo che resta attuale nell'oggi, purtroppo senza epigoni. Il professor Marco Vitale, economista e grande conoscitore del pensierso di don Sturzo, ha denunciato l'affievolimento delle passioni politiche del popolo italiano che, omettendo di rivendicare i propri diritti, primi quelli politici, resta emarginato dalla vita politica nazionale, con un Parlamento di cooptati incapaci di difendere gli interessi generali, ma pronti a ripiegare davanti alla minaccia del voto di fiducia. Un modello che non assicura alcuna vera vita democratica nel Paese, in quanto anche i Governi che si sono rapidamente succeduti in questi anni della Grande Crisi, hanno mostrato ossequio alle concentrazione  finanziarie internazionali. Queste, secondo Marco Vitale, non hanno alcun interesse a rendere i popoli liberi autori delle proprie scelte, sulla base dei propri valori, ma impongono un solo mercato con una unica regolazione. Tale standardizzazione e' necessaria per poter realizzare le grandi speculazioni finanziarie. Di conseguenza, è necessario espellere la democrazia dal modello sociale, svalutare tutte le istituzioni, pubbliche e private, rendere sudditi i cittadini, e gli stati nazionali quali colonie sotto il tallone del ricatto del debito pubblico. Esattamente il contrario del principio della sussidiarietà cristiana e della difesa delle autonomie del popolarismo sturziano. Quanto al rapporto tra potere e corruzione, Vitale ha condiviso le parole del dott. Arena circa la necessità di espellere i corrotti e i corruttori da ogni circuito sociale, culturale, economico e politico. Inoltre, ha spiegato come i grandi sistemi lobbistici stanno svuotando il senso negativo della parola corruzione. Hanno tentato di giustificare nella consuetudine i nuovi modelli di affari e rapporti personalissimi con i poteri decisori, dove far scomparire la compravendita del potere pubblico dietro opzioni di simpatia, frequentazione e convergenza sociale. Talche', queste persone, quando la magistratura italiana le individua come corrotte, o contigue ai modelli affaristico lobbistici entro cui si generano le trame oscure della corruttela,  si mostrano meravigliate; si dichiarano incapaci di comprendere gli errori commessi, o al massimo declinano il mantra che "così fan tutti" cui segue la marcetta giornalistica   che sul cantare "e' questa la politica bellezza". Ha concluso i lavori il dott. Giovanni Palladino, ringraziando gli intervenuti e preannunciando un suo nuovo libro sul Buon Governo.

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